
Ieri ho concluso la mia collaborazione da attivista con la LAV di Palermo e di conseguenza il blog, di cui ero webmaster, ha chiuso i battenti.
Nell’ultimo post ho tratto un paio di considerazioni che mi piace condividere anche qui.

Ieri ho concluso la mia collaborazione da attivista con la LAV di Palermo e di conseguenza il blog, di cui ero webmaster, ha chiuso i battenti.
Nell’ultimo post ho tratto un paio di considerazioni che mi piace condividere anche qui.

Sono appena tornato da una due-giorni a Palazzolo Acreide (Siracusa): Delia ed io siamo stati la “delegazione” Bi.Bi.Gas allo Sbarco dei G.A.S. di Siqillyàh!
In attesa di un report “tecnico” sul blog Bi.Bi.Gas, qualche veloce appunto:

Su carta.org c’è un illuminante pezzo di Guido Viale, già pubblicato sul settimanale: La dittatura dell’ignoranza.
Sono alcune riflessioni sui mutamenti sociali e culturali che hanno attraversato il nostro Paese negli ultimi decenni, fra la progressiva erosione delle culture di sinistra e l’instaurazione dell’egemonia berlusconiana.
Ne è nato un interessante dibattito.

La vita è bella non è semplicemente il miglior film di Roberto Benigni. In un certo senso “La vita è bella” è Roberto Benigni. Senza le briglie, lontano anni luce dalle prime commediole inconcludenti. Libero di guardare, e dipingere a sua immagine, un’opera di grande respiro.
Una “summa” che inevitabilmente è (scomoda) pietra di paragone per ogni lavoro successivo. Da quel momento deludere è facile: se non rivivi la stessa ispirazione saprai di insipido (“Pinocchio”) o di già visto (“La tigre e la neve”).
Eppure non per tutti “La vita è bella” è un capolavoro. Non lo è per me, che fin dalla prima volta ho percepito una strana sensazione, l’idea indefinita che qualcosa mancasse, che qualcosa fosse fuori posto.
C’è una scena in cui Guido, prigioniero nel campo di concentramento, attiva gli altoparlanti per far sentire alla moglie la canzone del loro amore: “Belle nuit, ô nuit d’amour” di Jacques Hoffenbach.
Ecco, non so se Benigni abbia preso spunto proprio da lì, ma c’è una sequenza molto simile in un film americano di tre anni prima, Le ali della libertà, con Tim Robbins e Morgan Freeman. Le condizioni a contorno sono diverse, ma anche qui c’è una prigione, anche qui ci sono tante persone che soffrono e anche qui il protagonista diffonde nell’etere una melodia che è messaggio di speranza.
Ma la differenza è fondamentale. Il “messaggio” di Andy Dufresne è rivolto a tutti i prigionieri, a tutti coloro i quali soffrono insieme a lui la privazione della libertà.
Da quella prigione Dufresne uscirà, non prima però di aver seminato qualcosa. Userà la sua cultura e le sue competenze per costruire una biblioteca, per aprire quell’umanità sofferente e logorata al sogno e all’arte. Sarà solidale e lo sarà con tutti.
Anche Guido Orefice è pieno di risorse, è ottimista e non perde la speranza, ma la sua solidarietà è soltanto per la moglie e il figlio. Il piccolo Giosuè tiene la scena al punto che tutti gli altri deportati del campo appaiono come figure di sfondo, anonime e a lui funzionali. Un’esperienza comune di prigionia, con un possibile destino di morte, dovrebbe unire più di ogni altra cosa, ma da parte di Guido non c’è mai una parola di compassione per gli altri prigionieri. Anzi: nella più classica delle costruzioni narrative di Benigni (chi ricorda il “ladro di banane” di Johnny Stecchino?), c’è un personalismo che a tratti è ostentato individualismo.
Una scena parla forse più di altre. L’ultima notte al campo di concentramento impazza la guerriglia. I prigionieri sono indecisi sul da farsi, alcuni di loro preferiscono restare chiusi in camerata aspettando il mattino. Con poche sbrigative parole Guido si dissocia (“No, qui si fa la fine del topo!”) e senza curarsi di convincere altri scappa via con il figlio.
Ecco. Per quanto prometteva, “La vita è bella” avrebbe dovuto guardare davvero in alto. Avrebbe dovuto raccontare una storia di amore universale. E non lo ha fatto.

Lunedì 5 luglio alle 20.30 al circolo Arci Nzocchè di via Ettore Ximenes 95 verrà presentata in anteprima la nuova versione del sito La Palermo Vegetariana, in una serata aperta non soltanto ai vegetariani, ma più in generale a chiunque pianifichi di ridurre il consumo di carne per motivi etici, ambientali, salutistici.
“La Palermo Vegetariana” è un progetto no-profit, a cura del sottoscritto e di Lucia Russo, che raccoglie su una mappa online tutti i riferimenti utili per chi a Palermo è vegetariano: ristoranti con menu su misura, negozi ed erboristerie con prodotti a base di tofu e seitan (i noti succedanei della carne), e, non ultimo, panifici e pasticcerie che non fanno uso dello strutto, preparato di origine animale che si nasconde in alimenti come pane e dolci. La mappa contiene già più di sessanta risorse, raccolte grazie alle segnalazioni degli utenti dei gruppi Facebook Vegetariani e Vegani Sicilia e Vegetariani di Palermo e di tanti altri cittadini.
Adesso il sito si arricchisce di nuovi contenuti e si apre davvero a tutti. Nasce la versione inglese destinata ai turisti in visita a Palermo e in più apre un blog, costantemente aggiornato con ricette vegetariane e vegane originali e di facile preparazione. Tante occasioni per sostituire e reinterpretare con gusto e in modo più sano i tradizionali piatti a base di carne.
Alla presentazione seguiranno delle proiezioni video che illustreranno in modo conciso le ragioni e la praticabilità dell’alimentazione vegetariana. Infine sarà offerta una degustazione gratuita delle confetture artigianali biologiche di Manuela Zanni, a base di frutta, spezie e ortaggi. Naturalmente anche l’aperitivo-cena di Arci Nzocchè sarà vegetariano.
AGGIORNAMENTO: adesso il nuovo sito è online. Inoltre su Pupi di Zuccaro trovate (grazie a Tonino!) una mia presentazione che ne illustra la genesi come esperienza di “social web”.

Manca poco al Sicilia Pride e mi piace pensare, forse con un pò di ottimismo, che stia per consumarsi una cesura, un “prima” e un “dopo” nei modi in cui tracciamo i confini dell’integrazione sociale nella nostra città.
Se risale all’anno scorso il primo corteo LGBT di Palermo, se soltanto oggi Catania cede a noi il testimone della manifestazione regionale, un motivo di certo c’è. Ma prenderne atto non mitiga una consapevolezza di fondo: che le risorse, le persone, le iniziative coinvolte in questo Pride sono tante e tali da formare una massa critica che la società civile non potrà ignorare.
Appena dietro il “vezzo” (non sempre da tutti condiviso e talvolta un pò folcloristico) di proclamare l’orgoglio della propria sessualità, c’è infatti un’istanza preziosa che da anni bussa alle nostre porte. La propria affettività è sì un fatto privato, ma è diritto di tutti poterla vivere, comunicare, integrare nella vita sociale, pretendendo accettazione e rispetto. E il primo passo è proprio quello di uscire dai margini, dal “confino”, scendere in strada e farsi vedere nella propria normalità di individui: perché è troppo facile giudicare ciò che non si coglie con i propri occhi.
In questo contesto credo che la partecipazione della LAV al corteo di oggi sia un gesto che non soltanto parla di rispetto e di empatia, ma che in qualche modo – nel suo piccolo – sa di avanguardia.
Lo fa perché tratteggia una linea di congiunzione fra due differenti istanze sociali, fra due movimenti. Il movimento per le “pari opportunità” è figlio delle istanze progressiste del Novecento e si è manifestato socialmente nelle forme dell’associazionismo e politicamente nelle forze della sinistra storica e dei Radicali. Il movimento animalista ha sostanzialmente origini differenti: raramente ha avuto una concreta rappresentanza politica e troppo poco si integra (o gli viene permesso di integrarsi) nell’associazionismo di più generale stampo ambientalista.
Entrambi i movimenti, però, possono convergere in una sintesi etica fondamentale: il rispetto per lo sviluppo e la piena realizzazione di qualsiasi essere senziente. Chi si oppone al razzismo ritiene che le differenze fra gli individui non possano essere fondamento per discriminare, che più di tutto importi ciò che unisce: la vita e il diritto di viverla nella sua integrità. Questo principio si può estendere a tutte le specie senzienti per affermare, in una più ampia – e coerente – ottica antispecista, che le differenze fra uomo e animale non costituiscano giustificazione per una prevaricazione dell’uno sull’altro, poiché entrambi allo stesso modo vivono e sentono.
Probabilmente occorrerà molto tempo perché questa discontinuità si ricomponga in una più ampia prospettiva morale che sia propria della società civile in quanto tale e non esclusivamente di specifici colori politici. Però già adesso credo che da questo accostamento possano scaturire alcuni spunti interessanti, anche per ciò che riguarda approccio e comunicazione. Si parlava, poco fa, dell’ignoranza e del pregiudizio dettati dal non vedere, dal non essere a contatto diretto con le cose: beh, questo è un problema che riguarda anche la difesa dei diritti animali.
Troppo spesso mangiamo gli animali e contribuiamo alla loro uccisione semplicemente perché non siamo consapevoli della loro vita, del loro sentire, della loro intelligenza. Semplicemente perché, fatta eccezione per gli animali domestici, non stiamo a diretto contatto con loro. E’ una delle alienazioni indotte dall’urbanizzazione, dal cemento rampante che divide uomo e natura.
Non è affatto un’idea peregrina se proprio su queste basi poggia l’annuale Veggie Pride, a cui ho partecipato nel 2009 e che dai vari LGBT Pride trae ben più che il nome. Il concetto è proprio quello di rendere visibile l’invisibile: una volta all’anno c’è un corteo che presentifica la morte, il terrore, la sofferenza degli animali che si incamminano verso il macello. Condivisibile, ma funzionerebbe ovunque? Probabilmente non a Palermo, dove al tabù della morte si accostano preconcetti atavici, direi quasi ancestrali, sul ruolo degli animali nella vita dell’uomo.
Forse allora dovremmo anche iniziare, dei “non umani”, a mostrare la vita, la gioia, l’affettività. Così nasce l’empatia, quella che molti di noi hanno per il cane o gatto di casa.
Per questo mi piace chiudere questa mia riflessione con un filmato già pubblicato su queste pagine: “La vita emotiva degli animali da fattoria” di Earthviews Productions e Animal Place. Lo rivedo spesso e ogni volta mi strappa un sorriso.
Con questo stesso sorriso conto di partecipare al Sicilia Pride.
(da LAV Palermo)

Questo dipinto di Claude Monet, “Il giardino dell’artista ad Argenteuil”, l’ho tenuto per molto tempo nella mia stanza.
Mi piace pensare – forse un pò ingenuamente – che il pittore l’abbia tracciato per cerchi concentrici. Che abbia dapprima distribuito i suoi leggeri tocchi ai bordi della tela, per poi avvicinarsi lentamente al centro. Facendo attenzione a tratteggiare in modo uniforme i colori della natura.
E mi piace pensare che, una volta giunto al cuore dell’immagine, abbia voluto chiudere con un guizzo d’artista, rischioso e totale. Quel grappolo di fiori che si staglia in primo piano trasgredisce l’equilibrio dei colori, è di un unico pigmento rosso fuoco. Forse sono delle rose.
Forse, avrà intuito Monet con un sorriso sulle labbra, di rosso e di amore nella vita non ce n’è mai abbastanza.
Reportage, trasmissione di attualità dell’agrigentina Teleacras, ha intervistato la mia amica Daniela Lauro, delegata siciliana dell’associazione Famiglie SMA.
L’Atrofia Muscolare Spinale è una grave e rara patologia che colpisce i bambini in tenera età; chi quotidianamente lotta per la ricerca di una cura e per l’assistenza ai malati, purtroppo, fatica a trovare spazio sui media.
Pubblico il video perché tutti dovremmo saperne di più, in un’ottica di solidarietà e talvolta anche di prevenzione; ma anche per rispetto verso una persona che non finirò mai di stimare per forza e dignità.
Con questo post mi permetto di promuovere alcune ottime riviste a tiratura limitata che parlano di ambiente e società e che, soprattutto, lo fanno in modo libero e ben poco convenzionale.
Se cercate sui rispettivi siti web risulta che a Palermo non “arrivino” affatto, ma non è così!
Altreconomia è un mensile che punta a dare visibilità a stili di vita e iniziative produttive, commerciali e finanziarie ispirate ai principi di sobrietà, equità, sostenibilità, partecipazione e solidarietà (con particolare riguardo al commercio equo e solidale, ai temi dell’ambiente, alla finanza etica e alla cooperazione internazionale).
A Palermo lo trovate alla Società Cooperativa Equonomia (via Giovanni Bonanno 92).
Carta è un settimanale che tratta la vita dei movimenti sociali nel nostro paese e non soltanto, oltre il filtro dei grandi media; ma offre anche grandi reportage, inchieste sociali, approfondimenti.
A Palermo lo si trova con facilità alla Bottega dei Sapori e dei Saperi della Legalità di Libera Palermo.
Terra Nuova è un mensile che si pone come strumento di “controinformazione” su medicine non convenzionali, alimentazione naturale, energie rinnovabili, ricerca interiore, agricoltura biologica, ambiente ed ecologia, ma anche come riferimento per coloro che intendono trasformare la propria vita in maniera consapevole.
Lo trovate a Palermo da NaturaSì e a Bagheria alla Società Cooperativa GaiaTerra.
Ancora
Batte ancora il mio cuore,
non lo vedi ma è lì,
sigillato
in un blocco di granito.
Non è orgoglio,
non è gelosia,
solo fiore di campo
che teme gli aghi del freddo.
Ma passerà.
Passerà l’inverno,
verrà primavera,
sì aprirà come un dono.
Le cose grandi
le strappi via a morsi,
le tieni strette con te.
Le cose belle
le trovi già lì,
sono un regalo.
Pagine bianche
Cosa c’è mai
dietro il bianco
delle nostre pagine?
E’ rabbia che sbaraglia le parole,
che lascia il vuoto?
O forse è silenzio,
è un sospeso,
prima pagina di un libro
che scriveremo insieme?
Sapremo imparare
insieme
a rimetterci in gioco?