Lo leggevo ai tempi del liceo, Dylan Dog. Quando era nel pieno del successo e della ricchezza creativa. Ricordo lo stile essenziale di Angelo Stano, i tratti “sporchi” di Corrado Roi, ma più di tutto le storie inquiete di Tiziano Sclavi, amare e irrisolte anche nel lieto fine.
Lo abbandonai qualche anno dopo, in favore dei comics americani. Ma per i numeri d’anniversario, quando il bianco e nero fa spazio al colore, la curiosità prende il sopravvento :)

Due parole, allora, sulla storia doppia (n. 241-242) che ha appena celebrato il ventennale della testata: spoiler warning!
“Xabaras!” è la prima anniversary tale che, anzichè battere il terreno sicuro delle rivelazioni sul passato di Dylan Dog, punta sul presente - promettendo addirittura cambiamenti nella continuity della serie. Paradossalmente, però, deve il proprio interesse a quel poco che sottrae alle zone d’ombra della storia dell’Indagatore dell’Incubo. Per il resto… la scintilla non scatta.
Nulla da eccepire ai disegni di Bruno Brindisi, in perfetto equilibrio fra dettaglio ed espressività, ma la sceneggiatura di Paola Barbato manca di mordente. Soprattutto la seconda puntata abbonda di dialoghi forzati e scene pleonastiche, frutto di un disperato tentativo di diluire un intreccio che avrebbe richiesto un episodio appena.

La storia cerca disperatamente di tener alta la tensione drammatica, ma manca totalmente di quella dimensione morale e speculativa che è tradizione della serie. Basti pensare al miraggio della vita eterna: in passato Xabaras fu severamente punito per la sua arroganza; qui nulla sembra fermarlo.
Anche sul profilo della continuity della saga, la posizione di questo racconto è ambigua: si pone ora a completamento delle origini “ufficiali” narrate nel n. 100, ora sembra invece negarle per costruire un differente “presente”. Xabaras, pur spietato, prova un visibile affetto verso il figlio: va ancora pensato come “lato negativo” del padre di Dylan e incarnazione di Abraxas?
Certamente la scoperta delle proprie radici, che nel n. 100 segnava per Dylan Dog l’inizio di una nuova vita, qui sembra catapultarlo in una strana “abulia”, che lo porta a dimenticare perfino la richiesta d’aiuto dell’amica Kim. Decisamente poco convincente.

In compenso, però, la storia è gravida di futuri sviluppi: Cagliostro si aggiunge al parco dei comprimari (o dei personaggi ricorrenti?), e intravediamo alfine i genitori adottivi di Dylan Dog. Alcune delle loro parole sono a dir poco sibilline, e stupiscono l’omonimia del padre e la somiglianza a Morgana della madre… ma sono tratti volutamente accennati.
Probabilmente dovremo attendere il prossimo anniversario per saperne di più. Io ci sarò di certo: la curiosità, se non altro, è scattata.
Postato da Fabio Vento in
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