La spesa al Mercadona che costa poco, i pomeriggi “a sbafo” nella sala lettura della Fnac, la fatica e l’orgoglio di salire a piedi sul Castillo de Santa Barbára, la pietra di Tabarca che hai ancora per ricordo, il multisala Abaco “come quelli che hanno in America”, le mattinate stanche per i corsi alla SRI e le lezioni di Computabilidad, le notti interminabili al Barrio, i botellón in posti sempre diversi, le domeniche mattina che non riesci ad alzarti, le tapas squisite ma costose di Lizarran, trovare qualcosa di bello persino nel reggaetón, uscire con compagnie sempre diverse, la tua stanza dove entri solo per dormire perché hai sempre mille cose da fare, cucinare la paella in casa e far finta che sia squisita, i soldi che non bastano mai, l’incredibile (per noi siciliani) di una ragazza che legge il tuo annuncio in bacheca e ti chiama, E. e le sue giornate al Corte Inglés, la Playa del Postiguet che è magica e basta (e non chiedetemi perché), venir innaffiato dai bomberos che estinguono il fuoco delle Hogueras, pensare di trasferirsi per sempre “ma poi come si fa?”, le serate con Davide a parlare di un pò di tutto, rivedere Almodovar in spagnolo, il caos multietnico della Biblioteca Universitaria, la nostalgia degli amici che ti proietta al più vicino cafè, le maratone sul pavimento a onde dell’Esplanada, i sabati al mercadillo de Campoamor gustando churros, rendersi conto di quanto sia dolce e sensuale il dialetto locale, mettere “a palla” un paio di album che poi ti riporteranno lì col pensiero, la promessa di ritornarci.
Alicante.























