
Mia cara, adorata Signora,
voi affermate che un artista è un seduttore, senza rendervi conto che gli fate il più grande complimento. Tutta la disposizione mentale dell’artista di fronte all’universo è quella di un seduttore.
E infatti, che cosa vuol dire seduzione se non l’abilità di indurre, con infinita sollecitudine, pazienza e perseveranza, l’oggetto sul quale concentriamo i nostri pensieri a rivelarci, spontaneamente e con estasi, la sua più intima essenza? E a conquistare inoltre, nell’atto stesso di quel dono, una bellezza che in nessun’altra circostanza avrebbe mai potuto raggiungere? Ho sedotto un vecchio boccale di terracotta e due limoni a concedermi il loro essere più segreto, a diventare creature mie e, al tempo stesso, fenomeni di grazia e di piacere irresistibili.
Ma il destino di farsi sedurre è il privilegio della donna, che l’uomo può a ragione invidiarle. Dove sareste, mie altere dame, se non riconosceste il seduttore in ogni uomo che riusciate a sfiorare con uno sventolio delle vostre sottane? perché per mirabile che sia, la donna che non desti nell’uomo l’istinto del seduttore è come il cavallo del Chevalier de Kerguelen, che aveva tutte le virtù del mondo, ma era morto. E che povere e indegne creature saremmo noi uomini, se non riuscissimo a trarre, come il violinista che passa l’archetto sulle corde, tutta la pienezza e la soavità dello strumento che maneggiamo!
Ma non crediate, savia e sagace Madre, che l’arte del seduttore debba sempre fruttargli, in ogni singola impresa, lo stesso trofeo. Ci sono donne che regalano la pienezza della propria femminilità in un sorriso, un’occhiata in tralice o un valzer, e altre che la donano nelle loro lacrime. Io posso tracannare una bottiglia di vino del Reno sino all’ultima goccia, ma un bicchiere di fine lo sorseggio, e ci sono vendemmie rare di cui non desidero che il bouquet. L’autentico e leale seduttore, quando ha ottenuto il sorriso, l’occhiata in tralice, il valzer o le lacrime, saluterà deferente la dama, col cuore colmo di gratitudine, e avrà una paura soltanto: quella di poterla rincontrare.
Lettera del pittore Wolfgang Cazotte alla Contessa von Gassner, da “Ehrengard” di Karen Blixen, 1963. Dipinto di Claude Monet.
Postato da Fabio Vento in
Arte e Memorabilia,
Libri -
Commenti