Uno dei quadri che tengo nella mia stanza è un particolare del quadro di Edgar Degas “La danseuse sur la scene”… ovviamente, la ballerina!

Sapete che gli impressionisti non usano il colore nero? Fa parte di una precisa strategia per massimizzare la riflessione della luce, e quindi la luminosità del quadro.
E che luce, quella che illumina il corpo della ballerina!
Secondo voi proviene da una fonte esterna? O piuttosto irradia dalla grazia di questo momento unico, catturato fra mille come dal più esperto dei fotografi, in cui la ballerina raggiunge l’equilibrio perfetto, fisico e spirituale?
E’ una dimensione individuale e universale insieme, che la distingue delle compagne, dalle maestre di ballo, dagli spettatori incuriositi. Che sono rappresentati di sbieco, quasi come massa indistinta.
Il suo volto beato è quello di chi si riconosce genuinamente in ciò che fa. Di chi ha trovato la propria melodia interiore, ed è riuscito ad accordarla a quella intorno a sè.
Essere profondamente “altro da sè” e, al contempo, profondamente sè. Una simile condizione, poteva rappresentarla soltanto un Maestro!





































