Uno dei quadri che tengo nella mia stanza è un particolare del quadro di Edgar Degas “La danseuse sur la scene”… ovviamente, la ballerina!

Sapete che gli impressionisti non usano il colore nero? Fa parte di una precisa strategia per massimizzare la riflessione della luce, e quindi la luminosità del quadro.
E che luce, quella che illumina il corpo della ballerina!
Secondo voi proviene da una fonte esterna? O piuttosto irradia dalla grazia di questo momento unico, catturato fra mille come dal più esperto dei fotografi, in cui la ballerina raggiunge l’equilibrio perfetto, fisico e spirituale?
E’ una dimensione individuale e universale insieme, che la distingue delle compagne, dalle maestre di ballo, dagli spettatori incuriositi. Che sono rappresentati di sbieco, quasi come massa indistinta.
Il suo volto beato è quello di chi si riconosce genuinamente in ciò che fa. Di chi ha trovato la propria melodia interiore, ed è riuscito ad accordarla a quella intorno a sè.
Essere profondamente “altro da sè” e, al contempo, profondamente sè. Una simile condizione, poteva rappresentarla soltanto un Maestro!



















Commenti (2)
no, giuro. era una discussione su msn con un quasi amico… in genere non ci capisce niente di come sono fatta, stavolta invece ha centrato (almeno mi sembra). Bello il post su degas, io adoro le immagini. Non mi stancherei mai di guardarle. Perdonami, non ricordavo di averti “incrociato” su Rosalio.
Mi piacerebbe inserirti tra gli amici nel mio guestbook. Spero di riuscirci, il blog per me è un esperimento.
:-)
Ciao Laura, e benvenuta. Allora se riesci a inserirmi fra gli amici senza far esplodere il pc, fammi sapere :)
Scherzo!
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