fv's fuzzy blog

Il blog di Fabio Vento

Archivio di Ottobre 2008

Percorsi nel vintage / 2

Ecco come ho decorato un angolo della mia stanza. I due quadretti sono rielaborazioni di Fred Cassina di opere di Andy Warhol, distribuite dall’atelier Art on Gallery (che fino a poco tempo fa bazzicava Mercanti per Caso), mentre l’orologio (vagamente) anni ‘50 l’ho trovato da Helg (via Enrico Parisi).

Postato da Fabio Vento in Arte e Memorabilia - Commenti

La poltrona vuota

William Riker entra in Sala Tattica. Fissa la poltrona del capitano Picard. Chiede, nel vuoto: “Lei cosa farebbe?”

Qualcuno bussa alla porta. E’ Guinan.

Guinan: “Le posso parlare, capitano?”
Riker: “Veramente, Guinan, io…”
G: “Il capitano Picard ed io parlavamo ogni tanto, quando uno dei due ne aveva bisogno. Sono abituata ad avere il capitano come interlocutore.”
R: “Che cosa vuol dirmi?”
G: “Ho sentito parlare molta gente al Bar di Prora. Tutti si aspettano di morire da un giorno all’altro. Hanno fiducia in lei, la stimano, però… sono convinti che niente li possa salvare.”
R: “Non so se sarà possibile.”
G: “Quando un uomo è convinto di morire il giorno dopo, forse troverà un modo perchè questo accada. L’unico che può cambiare questa condizione è lei.”
R: “Io farò tutto il possibile.”
G: “Lei sarà costretto a fare una cosa che detesta. E cioè dovrà abbandonare Picard.”
R: “Forse lei non l’ha saputo… ma io ho tentato di ucciderlo ieri.”
G: “Ha tentato di uccidere quello che c’è sulla nave Borg, non Picard.”
“In realtà lui è ancora qui con noi, in questa stanza. Se fosse morto sarebbe più facile. Ma non è morto. Ce lo hanno portato via, un pezzo alla volta.”
“Non le ha mai detto perchè siamo così intimi?”
R: “No.”
G: “Oh. Allora mi lasci dire… che il nostro rapporto va oltre l’amicizia, oltre la famiglia. Ma io dovrò abbandonarlo. E lei deve fare lo stesso.”
“Mi ascolti, ci può essere un solo capitano.”
R: “Non è così semplice. Questo era il suo equipaggio, era lui a scrivere il diario di bordo.”
G: “E i Borg sanno tutto quello che sa lui. E’ ora di gettare via quel diario. Lei deve abbandonare Picard, Riker. E’ il solo modo per sconfiggerlo. L’unico per salvarlo.”
“E quella… adesso è la sua poltrona, capitano.”

Guinan esce dalla stanza. Riker si avvicina alla poltrona del capitano.

Si siede.

Da Star Trek: The Next Generation - “The Best of Both Worlds”

Postato da Fabio Vento in Cinema e TV, Dal vecchio blog - Commenti

La città e il crepuscolo

Far Away

Difficile spiegare Palermo a un forestiero: bisognerebbe forse cominciare col dirgli che Palermo non è mai vuota. Poche città al mondo, credo, riescono ad accogliere e stupire il visitatore perfino nella nudità e nella desolazione. Palermo è il sole onnipresente, è l’azzurro del cielo che filtra fra le pieghe degli edifici, è il verde amico delle ville e degli alberi secolari, è il complice e teatrale abbandono diroccato delle vie e dei mercati di notte. Tanto basta. O no?

Ovviamente no: anche le personalità più intense necessitano di ricambiare la propria linfa, di accogliere e far proprio il nuovo e la creatività, ed è proprio qui che sta il fronte fra una grande città ed un paesino di provincia. La città accoglie, elabora, produce: arte, cultura, idee. E Palermo questo lo fa sempre meno, anzi: sta precipitando.

Soltanto nell’ultimo anno siamo stati testimoni dello spegnimento di numerosi presidi culturali, eterogenei per natura e collocazione, ma tutti validamente radicati nel proprio territorio di riferimento. La rassegna estiva Kals’Art, uno dei pochi respiri internazionali della città, è caduta nell’oblio dopo varie promesse di riesumazione; è tuttora in pericolo l’attività del locale-libreria Kursaal Kalhesa, che ha accolto dibattiti e performances artistiche di livello; il salone EXPA è costretto in un limbo di “ferie prolungate”, inghiottito dall’indifferenza e dall’ostilità del quartiere della Kalsa; il centro sociale ExCarcere, bacino di artisti teatrali ora molto noti, è sotto minaccia di sgombero. Molteplici le cause, ma su tutto lo sguardo indifferente (e talvolta apertamente ostile) delle istituzioni, già di per sè svilite nella propria essenza e credibilità dal plateale flop delle ZTL, dal dissesto finanziario, e naturalmente dallo scandalo della “Parentopoli” - che altro non ha fatto che appalesare un “fantasma” che è stato sempre nell’aria.

Non starò a sciorinare ovvietà su come arte e cultura siano l’anima di una comunità, o su come le vie del potere transitino troppo facilmente attraverso l’ostruzionismo culturale: ciò che più mi preoccupa è quella che Roberto Alajmo, nel suo illuminato saggio “Palermo è una cipolla”, saluta come “tendenza di adeguamento al peggio”. Se continua così, per come siamo fatti, potremmo presto abituarci a questo stato di cose, associarlo ad una malsana idea di normalità sociale.

Proprio quest’anno, però, sono stato spettatore di un evento imprevisto e illuminante: Le Città Invisibili. Per poche sere, la Vucciria si è riaccesa ed ha generosamente accolto stuoli di teatranti, che senza timore ne hanno fatto proprie le strade, i balconi, le impalcature, raccontando fra la folla le proprie storie bizzarre. Un successo. Quale posto meglio di Palermo avrebbe potuto accogliere l’arte e farne parte di sè in modo così suadente? Dove meglio sperare in un rapporto così “carnale” coi luoghi aperti di una città?

Beh, se questo mirabile esempio di cosa Palermo può, si risolverà nell’ultimo bagliore di un crepuscolo, non so. Di certo mi spiacerebbe continuare a vivere in un posto che, come qualcuno in un certo film definì l’Italia intera, sia “bello e inutile”. La bellezza vale a poco se non germoglia… e questo chi vive a Palermo, ahimè, lo sa.

(da GIV Palermo)

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