
Circa una settimana fa, come ho ho annunciato e come i followers del mio twitter ben sapranno, ho trascorso tre giorni a Milano (approfittando ancora una volta dell’ospitalità del mitico Rosarione che saluto).
Curiosamente e senza “farlo apposta”, ho “beccato” la città in un momento di particolare esaltazione, fra una tappa del Giro d’Italia, una vittoria calcistica e una tensione latente (ma già palpabile) verso l’Expo 2015. Di sicuro Milano condivide con le principali metropoli europee il fascino della grande città che “esubera” le guide turistiche, che sa colpirti in ogni istante perchè va avanti, “si muove” di continuo.
Eppure, è proprio a contatto con una città tanto moderna, “globale”, veloce (già cent’anni fa culla di quel Futurismo a cui dedica una interessante esposizione) che mi rendo conto della cifra della bellezza e vivibilità di Palermo.
Vivibilità, beninteso, non in senso ecologico: mi riferisco a quanto un luogo raccolga la traccia, il “marchio” identificativo della gente che la abita. E Milano, nella sua modernità, nel suo centro cittadino lustro e patinato, ricolmo di fast food, negozi d’alta moda, palazzi, banche, mi appare fredda e altera. Non è un posto che sento di poter “far mio”.
Preferisco le strade diroccate di Palermo, gli edifici antichi che ancora “resistono”, i venditori ambulanti, i vicoli, i mercati. Nei luoghi di aggregazione costruiti “sulle macerie” (come dimenticare, ad esempio, Palazzo Bonagia?) percepisco una dimensione complice, privata, verace.

Preferisco nonostante tutto. Perchè - inutile negarlo - questo “fascino decadente” che tanto attrae i turisti spesso è solo il lato “pittoresco” di una realtà di povertà e abbandono.
Ma questo per me è soltanto un motivo in più per rimanere qui. E preferire, ancora una volta, Palermo.
Grazie a Veronica (palermitana di origine e milanese d’adozione) per aver accolto e condiviso “a caldo” questi miei pensieri :)