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Il blog di Fabio Vento

Un palermitano a Milano

Milano, Stazione Centrale

Circa una settimana fa, come ho ho annunciato e come i followers del mio twitter ben sapranno, ho trascorso tre giorni a Milano (approfittando ancora una volta dell’ospitalità del mitico Rosarione che saluto).

Curiosamente e senza farlo apposta, ho “beccato” la città in un momento di particolare esaltazione, fra una tappa del Giro d’Italia, una vittoria calcistica e una tensione latente (ma già palpabile) verso l’Expo 2015. Di sicuro Milano condivide con le principali metropoli europee il fascino della grande città che “esubera” le guide turistiche, che sa colpirti in ogni istante perché va avanti, si muove di continuo.

Eppure, è proprio a contatto con una città tanto moderna, “globale”, veloce (già cent’anni fa culla di quel Futurismo a cui dedica una interessante esposizione) che mi rendo conto della cifra della bellezza e vivibilità di Palermo.

Vivibilità, beninteso, non in senso ecologico. Mi riferisco a quanto un luogo raccolga la traccia, il marchio della gente che la abita. E Milano, nella sua modernità, nel suo centro cittadino lustro e patinato, ricolmo di fast food, negozi d’alta moda, palazzi, banche, mi appare fredda e altera. Non è un posto che sento di poter “far mio”.

Preferisco le strade diroccate di Palermo, gli edifici antichi che ancora resistono, i venditori ambulanti, i vicoli, i mercati. Nei luoghi di aggregazione costruiti “sulle macerie” (come dimenticare, ad esempio, Palazzo Bonagia?) percepisco una dimensione complice, privata, verace.

Palazzo Bonagia, da http://www.flickr.com/photos/domenique7/

Preferisco nonostante tutto. perché – inutile negarlo – questo fascino decadente che tanto attrae i turisti spesso è solo la faccia pittoresca di una realtà di povertà e abbandono.

Ma questo per me è soltanto un motivo in più per rimanere qui. E preferire, ancora una volta, Palermo.

Postato da Fabio Vento in Indiscrezioni, Palermo e Sicilia - Commenti

Commenti (1)

Smashkins, alle 21:07 del 24 maggio 2009

Quoto la parte di quando dici che questo fascino è il lato “pittoresco” di una realtà di povertà e abbandono…

Molto spesso noto anche nella politica questa volontà di tenere integre e imperiture i paesaggi della nostra regione..che da un lato può essere condivisibile ma dall’altro tiene la sicilia in uno stato di arretratezza inaccettabile…e così si dice non bisogna installare centrali eoliche perché deturpano il paesaggio, oppure costruire sopraelevate dove andrebbero costruite per decongestionare il traffico caotico (vedi i pilastri morti di viale regione..).
Si manteniamo tutto così, perché la sicilia deve essere un paese bello da vedere, con gli asinelli al posto dei treni ad alta velocità…

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