
Finalmente li ho visti, precisamente a Livorno all’Italia Wave Love Festival!
Il fascino dei “pionieri dell’elettronica”, come molta stampa li definisce, non è facilmente definibile. La loro musica è più che mai ballabile, assonante, orecchiabile, al punto che a molti non pare avere tanti anni sulle spalle.
Invece è proprio così: anche nel presente di una tecnologia sempre più agevole, pervasiva, esteticamente accattivante, i Kraftwerk rimangono ancorati a quegli anni ‘70 che li videro muovere i primi passi. Nei loro videoconcerti rivivono l’informatica e l’elettronica dei primordi, quando i computer e gli elettrodomestici erano oggetti misteriosi e affascinanti, capaci di stupire con pochi beep e con videate testuali monocromo.
«Facciamo semplicemente suonare le macchine» disse qualcuno della band, ed è proprio così: nei suoni (volutamente) sintetici, nei loop, nell’uso sapiente del vocoder non c’è altro che la cifra (azzarderei, futurista) del linguaggio delle macchine, quando queste erano ancora “aliene” e per questo “orgogliosamente” macchine.
Incuriositi? Beh, procuratevi Minimum/Maximum, best of del 2004. E’ un ottimo punto d’inizio per conoscere l’arte degli uomini-macchina :)



















