Le sperimentazioni sul linguaggio della strip Garfield, di cui ho già parlato, continuano: qualcuno ha provato a trasformare il protagonista in un vero gatto…

…e qualcun altro l’ha proprio “rimosso” dalle vignette!

Le sperimentazioni sul linguaggio della strip Garfield, di cui ho già parlato, continuano: qualcuno ha provato a trasformare il protagonista in un vero gatto…

…e qualcun altro l’ha proprio “rimosso” dalle vignette!

Sono davvero lieto di aver partecipato all’One World Festival, e non soltanto per gli spunti che i workshop mi hanno “offerto”, o per la bellezza del posto. La “lezione” che ne ho tratto è più profonda, e si potrebbe esprimere con quella stessa parola che dà nome all’evento, e per cui non c’è un equivalente italiano: oneness.

Si potrebbe intendere come “sentirsi una sola cosa”. Le esperienze che ho vissuto con gli altri partecipanti sono state fra le più varie: musica, ballo, cucina, meditazione, yoga, lezioni frontali. In tutte, però, ho avvertito un palpabile spirito di condivisione, una sorta di “contagioso” invito alla fratellanza e all’unità.

E’ vero: se riusciamo, anche per poco, ad abbattere le “barriere” psicologiche che ci separano gli uni dagli altri, possiamo riuscire a intuire - ancor prima che con la mente, con il cuore - una profonda verità. Possiamo differire per razza, per nazione, per lingua o religione, ma non siamo diversi in ciò che è più importante: il nostro ricercare la felicità, la nostra capacità di dare e ricevere amore.

Sarà con questo spirito che in futuro ritornerò all’One World Festival, se il tempo e le occasioni me lo consentiranno.
Ah, un saluto speciale alle mie due “bartender” preferite, Gabriella e Serena :)

Al terzo giorno di permanenza ad One World Festival, sento l’esigenza di “buttare su carta” un breve report.

Il posto è bellissimo. Si tratta di una scuola cristiana nella campagna di Bath, città dell’ex-contea di Avon (oggi North Somerset) del Regno Unito. Immersa nel verde e nella tranquillità, offre scorci di natura incontaminata, e questo ne fa già una sede idonea per le attività del festival. Il tempo è un pò altalenante, oscilla fra belle giornate di sole (nient’affatto calde) e brevi piovigginate.
L’atmosfera è unica. Sarà che chi parla è un italiano in viaggio nel Regno Unito, sarà che i non indifferenti costi di ingresso hanno “selezionato a monte”, ma percepisco una cortesia, una gentilezza e anche una comunicativa che rievocano lo spirito di una vera e propria comunità. Tanto più che la maggior parte degli “ospiti” abita in tende allestite per l’occasione.
Le attività, tenute da esperti da tutto il mondo, fanno perno sulla macrobiotica nei suoi molteplici aspetti e sulle discipline artistiche. Ce ne sono davvero tante e diventa difficile “selezionare”: alcuni workshop vorrei davvero seguirli in modo continuativo, ma preferisco “esplorare” il più possibile per cogliere il massimo degli “spunti”. Per il momento seguo con molto interesse un workshop sulla cucina macrobiotica, uno sulle percussioni africane, altri ancora su ballo e danza.
Naturalmente, e non potrebbe essere altrimenti, gli italiani abbondano. Non però fra i partecipanti (a tutt’oggi non sono riuscito a trovarne: so però che ci sono), bensì fra i tanti volontari che da vari paesi del mondo lavorano all’organizzazione e alla security. Ho già fatto amicizia con molti di loro e, cosa incredibile, due sono di Palermo… e li conoscevo già in tutt’altro contesto :)
La cucina è naturalmente vegetariana e fa largo uso di verdure, seitan e tofu: finora un ottimo risultato. Non manca un minimo di “nightlife” con un cafè “sotterraneo” che, specialmente la sera, si riempe di gente e ospita piccoli concerti. All-offerta “convenzionale” di birre e alcoolici si affianca un’atmosfera esotica e decisamente informale fatta di drappeggi orientali e di cuscini “puffo” su cui ci si può distendere ad ogni ora.
Vado, mi attende un nuovo workshop :)
Sul cartaceo Balarm Magazine n. 11 (lo trovate gratis in librerie, caffè letterari, wine bar, spazi espositivi, cineteatri, pub, cinema di Palermo e anche online in pdf) c’è un mio articolo sulla pianista palermitana Virginia Guastella, che ha da poco inciso un cd con Claudio Trotta.

Sono in partenza per One World Festival (Avon, Regno Unito), “camping” di una settimana dedicato alla macrobiotica e alle discipline olistiche!

A presto :)
Sì, avete capito bene. Lo dico con piena convinzione: a parte poche eccezioni di spicco, qui dalle mie parti le ragazze sono tutte troie.
Lo dico ben sapendo di essere “tacciabile” di qualunquismo o perfino di volgarità. Chi frequenta queste pagine sa se queste “prerogative” facciano o meno parte di me. Lo dico anche sapendo che qualcuno penserà: “Ecco, ha avuto una delusione d’amore e ora viene qui a sfogarsi sul blog”. Niente affatto, o meglio: se di recente qualche delusione c’è stata, non è stato sul piano sentimentale. E non pensatemi neppure misogino: la maggior parte dei miei amici sono donne.
In realtà non sono neppure incazzato: il mio sentimento, se dovessi esprimerlo in poche parole, è quello dello scolaro che risolve un’operazione di aritmetica e se ne compiace, il risultato era proprio quello che si aspettava. Anzi a guardar bene forse sotto c’è pure un teorema.
Troie, dicevo. E con questo non intendo dire “facili”: facile per certi versi lo sono io. Che non mi pongo problemi a invitare a un drink una ragazza appena conosciuta. Sì, facile in senso “europeo”, diciamo, chè basta uscire dall’Italia per trovarne tanta di gente così, che pensa che per socializzare non servano “uscite combinate” o assurde messinscene, ma soltanto il desiderio di farlo e un minimo di disponibilità a mettersi in gioco.
Troie della fiducia, dei sentimenti, degli affetti. Ecco, questo voglio dire. Care mie, con la parità dei sessi avete preso anche il peggio dall’uomo, la sua natura velleitaria. Avete riconfezionato in chiave moderna (o post-moderna, fate voi) le favole materne delle principesse e delle fate, senza che questo potesse rimuovere un vostro tratto naturale, l’insicurezza. La vostra ottusità è venata di un egocentrismo che è indiscutibilmente femminile.
Penso a quante di voi descrivono il proprio uomo con parole come “ha qualcosa di speciale, non saprei dire”. E avete ragione, non lo sapete davvero, a ben guardare avete poco o niente in comune con lui. Quanto a quel “qualcosa di speciale”, è stata soltanto l’abilità di avervi avvicinato al momento giusto e con gli strumenti giusti, quelli che più fanno leva sulla vostra vanità. Fazzoletti per asciugare le vostre “lacrime di dolore”, orecchie per ascoltare i vostri lamenti, muscoli “palestrati” per stimolare i vostri ormoni.
Ed è qui la cosa divertente: di fronte al vostro “principe azzurro” siete capaci di abdicare alla vostra dignità e capacità di giudizio al punto da non riconoscere più la realtà, da mettervi in guai grossi, da tradire la fiducia di chi vi sta vicino; altrettanto in fretta però vi rivestite di altera superiorità se alla vostra porta ha l’ardire di bussare chi “non vi piace”. Naturalmente - e questo vi basterebbe affinare lo sguardo per capirlo - la sostanza è la stessa, quella di una solitudine che si nutre di sè, che è incapacità di amare davvero, amare senza compromessi.
Cercate di lavorare su voi stesse, fatelo e non vi chiamerò più “troie”, non vi chiuderò più la porta in faccia come amo fare adesso. Fatelo per voi stesse, non per me che ormai ho il “fiuto”, come un vecchio marinaio so riconoscere la tempesta e schivarla.
Potreste iniziare dal chiedervi se siate voi stesse le cause dei vostri insuccessi e, in fondo, della vostra infelicità. Perchè sì, respirate un ambiente di disvalori, un’etica ingenua e contraddittoria che vi vuole “inquadrate” in un ruolo che poco risponde alla vostra (sincera) domanda di certezze. E questo può limitare la vostra lucidità. Ma in ultimo siete voi a decidere delle vostre azioni, e decidere diversamente si può. Sempre e in ogni momento.
Posto anche qui un bellissimo filmato pubblicato sul blog della LAV Palermo. Si tratta di un documentario tratto da TV Animalista e basato sul libro “Il maiale che cantava alla luna” dello scrittore di fama internazionale Jeffrey Masson.
Nella speranza che sempre più persone possano realizzare il valore della vita animale intorno a noi :)
Fonte: Earth View Production e Animal Place.