Sono davvero lieto di aver partecipato all’One World Festival, e non soltanto per gli spunti che i workshop mi hanno offerto, o per la bellezza del posto. La “lezione” che ne ho tratto è più profonda, e si potrebbe esprimere con quella stessa parola che dà nome all’evento, e per cui non c’è un equivalente italiano: oneness.

Si potrebbe intendere come “sentirsi una sola cosa”. Le esperienze che ho vissuto con gli altri partecipanti sono state fra le più varie: musica, ballo, cucina, meditazione, yoga, lezioni frontali. In tutte, però, ho avvertito un palpabile spirito di condivisione, una sorta di contagioso invito alla fratellanza e all’unità.

E’ vero: se riusciamo, anche per poco, ad abbattere le barriere psicologiche che ci separano gli uni dagli altri, possiamo riuscire a intuire – ancor prima che con la mente, con il cuore – una profonda verità. Possiamo differire per razza, per nazione, per lingua o religione, ma non siamo diversi in ciò che è più importante: il nostro ricercare la felicità, la nostra capacità di dare e ricevere amore.

Sarà con questo spirito che in futuro ritornerò all’One World Festival, se il tempo e le occasioni me lo consentiranno.
Ah, un saluto speciale alle mie due bartender preferite, Gabriella e Serena :)




















Commenti (1)
Che bello! Mi hai fatto venire voglia di partecipare. Purtroppo nella nostra società c’è troppa dispersione e la comune ricerca del benessere interiore è solo un bisogno indiviaduale, senza che vi sia alcuna unità.
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