fv's fuzzy blog

Il blog di Fabio Vento

Le ragioni dell’oca

Tante strade diverse possono portare al vegetarismo e alla scelta di lottare per i dirtti degli animali. Se dovessi classificarmi secondo la distinzione che Tom Regan fa in Gabbie Vuote, potrei definirmi un “damasciano”. Piuttosto che da un’innata empatia verso gli animali, è nato tutto da una “folgorazione”: un pò come Saul sulla via di Damasco.

In realtà, niente di complicato. Semplicemente il riconoscere che la carne non è materia inerte, ma cadavere: corpo di un animale che è stato, che ha vissuto. Tutto qui: più che il mio sentimento è stata la mia ragione a muoversi, squarciando un preconcetto. O, come direbbe uno specialista, una rimozione psicologica.

Però è stato proprio iniziando a rispettare gli animali che ho iniziato a conoscerli meglio… e ad amarli, senza distinzioni di specie e di razza. Vorrei poter dire, come è stato per me, che basti fermarsi un attimo a osservare gli animali per rendersi conto della loro bellezza, del loro essere “perfetti” e “completi”, proprio come noi. Per cogliere col cuore, e non soltanto con la mente, il valore della loro vita. Ma servirebbe a poco, ogni esperienza è a sè.

Però c’è un sonetto che rileggo spesso, mi piace perché ribalta davvero la nostra prospettiva:

Penso e ripenso: – Che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca.

- O papera, mia candida sorella,
tu insegni che la morte non esiste:
solo si muore da che s’è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l’esser cucinato non è triste,
triste è il pensar d’esser cucinato.

Guido Gozzano, “I sonetti del ritorno” (1911)

E qui cedo la parola alla blogger Attaccabottone che me l’ha fatto conoscere:

Avete mai osservato un’oca mentre fa il bagno? No, non quando galleggia placida sull’acqua, ma proprio mentre si lava energicamente, inzuppandosi come una spugna.

E’ uno spettacolo buffissimo: il caro palmipede allarga le ali e le sbatte sulla superficie, sollevando nuvole di spruzzi; incurva il collo e lo tuffa sott’acqua, usandolo come una paletta per rovesciarsi l’acqua sulla schiena; si immerge completamente e si capovolge, rimanendo con le zampe all’insù, per poi agitarsi a più non posso e riaffiorare con le penne tutte spettinate. Dà veramente l’impressione di divertirsi un mondo e di essere perfettamente felice.

E’ a partire da questa impressione che Gozzano, con la semplicità e l’immediatezza che lo contraddistinguono, si trova a riflettere sul tema del pensiero e del tempo. Il risultato è un delizioso sonetto, incentrato sulla differenza che corre fra il modo umano e quello animale di affrontare la morte (e, di conseguenza, la vita).

L’oca non ha la facoltà del pensiero, almeno non come la intendiamo noi, e non è in grado di concepire la morte. Diversamente dall’uomo, non è consapevole di avere una fine. Mentre starnazza allegramente alla riva del canale non sospetta nemmeno che le “armi corruscanti della cuoca” sono pronte a farla diventare il piatto principale del pranzo natalizio (da notare la rima fra “Natale” e “mortale”, nella quale si consuma un’altra fondamentale differenza fra uomo e animale, dal momento che la festività, giorno di nascita e gioia per il primo, è per il secondo un giorno di morte).

Questo limite insito nella sua natura non deve però farci considerare l’oca un essere stupido e inferiore. Se ci convinciamo di questo, ci avverte Gozzano, commettiamo un errore molto sciocco: così facendo infatti non ci accorgiamo che ciò che ci rende mortali (e infelici) è proprio la consapevolezza di esserlo. “Solo si muore da che s’è pensato”, ed è l’oca stessa a insegnarcelo, con la sua pura e serena voglia di vita (non vi vengono in mente “i sereni animali che avvicinano a Dio” di Saba?).

La pennuta creatura non ha neppure la cognizione del tempo: non ha memoria del passato, e tantomeno sa di avere un futuro. Vive solo nel presente. La sua vita è ogni istante, e in un certo senso in ciascuno di questi istanti è eterna. Può essere così giocosa proprio perché non è cosciente del destino che l’attende. Se lo fosse non starebbe sguazzando festosa né giubilando al tramonto, e non avrebbe quindi quelle caratteristiche che il poeta osserva in lei con meraviglia e invidia.

Invidia, sì: è forte il desiderio di assomigliarle, di essere capace di godersi ogni attimo senza rimpianti o rimorsi verso ciò che è stato e senza incertezze e paure per ciò che sarà. Non possiamo essere anche noi liberi e spensierati, come quest’oca?, sembra chiedersi Gozzano con tristezza e un pizzico di rabbia. No, non possiamo. Per il banalissimo fatto che noi non siamo oche: se per noi è difficile rassegnarci alla morte sorridendo, ancora di più lo è rassegnarci sorridendo alla vita.

(crosspostato su LAV Palermo)

Postato da Fabio Vento in Arte e Memorabilia, Best, Eco, Indiscrezioni - Commenti

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