L’altro giorno ti ho rivista e le viole sfiorivano. Lo ammetto, ero un pò incazzato: ti cercavo e non rispondevi. Però quando ti ho avuta davanti il tuo sorriso adorabile è stato per me e ti ho perdonata.
Non lo fai apposta ma sei proprio così. Sparisci per settimane e poi, quando meno me lo aspetto, eccoti qui. Riconquisti la scena e mi parli di te.
Mi hai raccontato di salti e cadute, di avventure spericolate, del tuo volere e sapere amare. Del tuo disordine che fa solo sorridere, perchè in cuor tuo sai qual’è la strada. Di quel tuo saperti sporcare le mani senza perdere lo stile e la dolcezza.
Questo mi piace di te, la convinta semplicità con cui ti getti sulle cose. La visione. Con la fiamma di un accendino molti si accenderebbero una sigaretta… ma tu? Come minimo daresti fuoco a un cannone.
Mi hai detto che ti eri fatta male, a volte ti succede. E’ il prezzo della tua passione e io non ho speso molte parole, l’ho letto nei tuoi occhi che volevi trovare in te la forza di rialzarti.
Ma era già tardi, altro ti chiamava, dovevi andare. E’ destino che la tua vita io la veda così, a sprazzi e per movimenti veloci. E’ un pò buffo ma lo accetto.
E mentre ti vedevo allontanare, mentre sapevo che ti avrei rivista, mi sono ritrovato fra le mura di questa città che sa cos’è il vuoto. Questa città dove il vento freddo intristiva il Sole, e dove le viole sfiorivano.



































