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Il blog di Fabio Vento

La LAV Palermo al Sicilia Pride: un paio di riflessioni

Manca poco al Sicilia Pride e mi piace pensare, forse con un pò di ottimismo, che stia per consumarsi una cesura, un “prima” e un “dopo” nei modi in cui tracciamo i confini dell’integrazione sociale nella nostra città.

Se risale all’anno scorso il primo corteo LGBT di Palermo, se soltanto oggi Catania cede a noi il testimone della manifestazione regionale, un motivo di certo c’è. Ma prenderne atto non mitiga una consapevolezza di fondo: che le risorse, le persone, le iniziative coinvolte in questo Pride sono tante e tali da formare una massa critica che la società civile non potrà ignorare.

Appena dietro il “vezzo” (non sempre da tutti condiviso e talvolta un pò folcloristico) di proclamare l’orgoglio della propria sessualità, c’è infatti un’istanza preziosa che da anni bussa alle nostre porte. La propria affettività è sì un fatto privato, ma è diritto di tutti poterla vivere, comunicare, integrare nella vita sociale, pretendendo accettazione e rispetto. E il primo passo è proprio quello di uscire dai margini, dal “confino”, scendere in strada e farsi vedere nella propria normalità di individui: perché è troppo facile giudicare ciò che non si coglie con i propri occhi.

In questo contesto credo che la partecipazione della LAV al corteo di oggi sia un gesto che non soltanto parla di rispetto e di empatia, ma che in qualche modo – nel suo piccolo – sa di avanguardia.

Lo fa perché tratteggia una linea di congiunzione fra due differenti istanze sociali, fra due movimenti. Il movimento per le “pari opportunità” è figlio delle istanze progressiste del Novecento e si è manifestato socialmente nelle forme dell’associazionismo e politicamente nelle forze della sinistra storica e dei Radicali. Il movimento animalista ha sostanzialmente origini differenti: raramente ha avuto una concreta rappresentanza politica e troppo poco si integra (o gli viene permesso di integrarsi) nell’associazionismo di più generale stampo ambientalista.

Entrambi i movimenti, però, possono convergere in una sintesi etica fondamentale: il rispetto per lo sviluppo e la piena realizzazione di qualsiasi essere senziente. Chi si oppone al razzismo ritiene che le differenze fra gli individui non possano essere fondamento per discriminare, che più di tutto importi ciò che unisce: la vita e il diritto di viverla nella sua integrità. Questo principio si può estendere a tutte le specie senzienti per affermare, in una più ampia – e coerente – ottica antispecista, che le differenze fra uomo e animale non costituiscano giustificazione per una prevaricazione dell’uno sull’altro, poiché entrambi allo stesso modo vivono e sentono.

Probabilmente occorrerà molto tempo perché questa discontinuità si ricomponga in una più ampia prospettiva morale che sia propria della società civile in quanto tale e non esclusivamente di specifici colori politici. Però già adesso credo che da questo accostamento possano scaturire alcuni spunti interessanti, anche per ciò che riguarda approccio e comunicazione. Si parlava, poco fa, dell’ignoranza e del pregiudizio dettati dal non vedere, dal non essere a contatto diretto con le cose: beh, questo è un problema che riguarda anche la difesa dei diritti animali.

Troppo spesso mangiamo gli animali e contribuiamo alla loro uccisione semplicemente perché non siamo consapevoli della loro vita, del loro sentire, della loro intelligenza. Semplicemente perché, fatta eccezione per gli animali domestici, non stiamo a diretto contatto con loro. E’ una delle alienazioni indotte dall’urbanizzazione, dal cemento rampante che divide uomo e natura.

Non è affatto un’idea peregrina se proprio su queste basi poggia l’annuale Veggie Pride, a cui ho partecipato nel 2009 e che dai vari LGBT Pride trae ben più che il nome. Il concetto è proprio quello di rendere visibile l’invisibile: una volta all’anno c’è un corteo che presentifica la morte, il terrore, la sofferenza degli animali che si incamminano verso il macello. Condivisibile, ma funzionerebbe ovunque? Probabilmente non a Palermo, dove al tabù della morte si accostano preconcetti atavici, direi quasi ancestrali, sul ruolo degli animali nella vita dell’uomo.

Forse allora dovremmo anche iniziare, dei “non umani”, a mostrare la vita, la gioia, l’affettività. Così nasce l’empatia, quella che molti di noi hanno per il cane o gatto di casa.

Per questo mi piace chiudere questa mia riflessione con un filmato già pubblicato su queste pagine: “La vita emotiva degli animali da fattoria” di Earthviews Productions e Animal Place. Lo rivedo spesso e ogni volta mi strappa un sorriso.

Con questo stesso sorriso conto di partecipare al Sicilia Pride.

La vita emotiva degli animali da fattoria


(da LAV Palermo)

Postato da Fabio Vento in Eco, Palermo e Sicilia - Commenti

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