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Il blog di Fabio Vento

Archivio della categoria 'Cinema e TV'

“La vita è bella” e l’amore che manca

La vita è bella non è semplicemente il miglior film di Roberto Benigni. In un certo senso “La vita è bella” è Roberto Benigni. Senza le briglie, lontano anni luce dalle prime commediole inconcludenti. Libero di guardare, e dipingere a sua immagine, un’opera di grande respiro.

Una “summa” che inevitabilmente è (scomoda) pietra di paragone per ogni lavoro successivo. Da quel momento deludere è facile: se non rivivi la stessa ispirazione saprai di insipido (“Pinocchio”) o di già visto (“La tigre e la neve”).

Eppure non per tutti “La vita è bella” è un capolavoro. Non lo è per me, che fin dalla prima volta ho percepito una strana sensazione, l’idea indefinita che qualcosa mancasse, che qualcosa fosse fuori posto.

C’è una scena in cui Guido, prigioniero nel campo di concentramento, attiva gli altoparlanti per far sentire alla moglie la canzone del loro amore: “Belle nuit, ô nuit d’amour” di Jacques Hoffenbach.

Ecco, non so se Benigni abbia preso spunto proprio da lì, ma c’è una sequenza molto simile in un film americano di tre anni prima, Le ali della libertà, con Tim Robbins e Morgan Freeman. Le condizioni a contorno sono diverse, ma anche qui c’è una prigione, anche qui ci sono tante persone che soffrono e anche qui il protagonista diffonde nell’etere una melodia che è messaggio di speranza.

Ma la differenza è fondamentale. Il “messaggio” di Andy Dufresne è rivolto a tutti i prigionieri, a tutti coloro i quali soffrono insieme a lui la privazione della libertà.

Da quella prigione Dufresne uscirà, non prima però di aver seminato qualcosa. Userà la sua cultura e le sue competenze per costruire una biblioteca, per aprire quell’umanità sofferente e logorata al sogno e all’arte. Sarà solidale e lo sarà con tutti.

Anche Guido Orefice è pieno di risorse, è ottimista e non perde la speranza, ma la sua solidarietà è soltanto per la moglie e il figlio. Il piccolo Giosuè tiene la scena al punto che tutti gli altri deportati del campo appaiono come figure di sfondo, anonime e a lui funzionali. Un’esperienza comune di prigionia, con un possibile destino di morte, dovrebbe unire più di ogni altra cosa, ma da parte di Guido non c’è mai una parola di compassione per gli altri prigionieri. Anzi: nella più classica delle costruzioni narrative di Benigni (chi ricorda il “ladro di banane” di Johnny Stecchino?), c’è un personalismo che a tratti è ostentato individualismo.

Una scena parla forse più di altre. L’ultima notte al campo di concentramento impazza la guerriglia. I prigionieri sono indecisi sul da farsi, alcuni di loro preferiscono restare chiusi in camerata aspettando il mattino. Con poche sbrigative parole Guido si dissocia (“No, qui si fa la fine del topo!”) e senza curarsi di convincere altri scappa via con il figlio.

Ecco. Per quanto prometteva, “La vita è bella” avrebbe dovuto guardare davvero in alto. Avrebbe dovuto raccontare una storia di amore universale. E non lo ha fatto.

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Corea! Corea!

Prendo una veloce “boccata d’aria” da un periodo particolarmente denso di impegni, per segnalare un video che uploadai su YouTube ormai tre anni fa.

Il film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana è uno dei miei preferiti di sempre, ma ho particolarmente cara questa scena: è uno dei rari episodi in cui una pellicola non “d’autore”, rivolta al grande pubblico, si sia permessa di sbeffeggiare apertamente quel rigurgito culturale che, di fronte alla partita di calcio, trasforma l’italiano medio in una ridicola macchietta :)

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Wall-E

Il momento più bello è quando il capitano riesce a disattivare l’intelligenza artificiale del “pilota automatico” e con un semplice gesto ricorda (anche a noi) che era soltanto un timone. Per un attimo, insieme a lui, realizziamo che la tradizione dei capitani di mare non è morta, che anche in un futuro ipertecnologico viaggiare nello spazio può essere come navigare.

Wall-E

Wall-E non scontenta nessuno semplicemente perché riprende a piene mani l’essenza Disney, quella che diverte i piccoli e appassiona i grandi. Un film più denso e sofisticato di altri, ma più di altri capace di parlare il linguaggio universale dei sentimenti.

Più di altri, certamente, un film visuale. Forse per la prima volta il 3D esce dal proprio “ghetto” di genere e fa proprie la fotografia, le sfumature, la composizione dell’immagine delle pellicole classiche. Proprio dal character design si compone una delle chiavi di lettura della pellicola.

In Wall-E ed EVE, nel loro aspetto ancor prima che nelle loro azioni, si confrontano due diverse proiezioni dell’immaginario tecnologico: laddove il primo rispecchia le promesse della fantascienza ottimista e ingenua degli anni ‘70-’80, la seconda è figlia della tecnologia contemporanea e della sua pretesa di perfezione estetica.

Se allora per Wall-E la somiglianza con il robot Jhonny 5 del film Corto Circuito non è casuale, il design di EVE va identificato, più che con le forme accoglienti della Space Age anni ‘70, con i rivestimenti patinati dei moderni iPod.

Meccanico ed elettronico, relais e circuiti, Commodore ed Apple. Ed è bello che sia il primo a cambiare il secondo, in attesa che arrivi l’uomo a riprendere le redini. L’uomo che, pur nell’incubo tipicamente cyberpunk di una tecnologia pervasiva ed anticipatrice dei bisogni, rivela di non aver perso l’attaccamento alla propria terra, alle proprie radici.

Ma Wall-E è bello da vedere anche per chi, magari per motivi anagrafici, tutto ciò non può coglierlo. Mi torna in mente un paragrafo da “Le anime disegnate” di Luca Raffaeli, dedicato al coniglietto Thumper del film Bambi:

Nel pronunciare quest’ultima frase, il coniglietto è a figura intera sullo schermo, e la scena è tutta sua. Una fiducia ben riposta perché l’animatore Milt Kahl riesce a compiere uno dei suoi capolavori. In sedici secondi di filmato si possono contare ben undici diverse espressioni del coniglietto, difficili da elencare per come si fondono l’una nell’altra, ritornano, si nascondono, per poi emergere di nuovo. Le indicazioni, per il giovane attore Peter Behn che dava la voce al personaggio, erano: “Thumper comincia a parlare come meccanicamente, poi si ferma a pensare rigido”. Nell’animazione di Johnston il coniglietto respira prima di cominciare a rispondere, in un’evidente atteggiamento di frustrazione, e inizia a far ruotare il piedone sinistro, com’è sua abitudine nei momenti di agitazione. Poi chiue gli occhi e spinge in fuori il musetto per far uscire la lezioncina che il padre gli ha dettato. Qui c’è la pausa, in cui sembra che Thumper non ricordi più nulla, alza gli occhi al cielo come a cercare il resto della frase, poi ricomincia a parlare abbassandosi verso terra con le orecchie all’ingiù e lo sguardo volto timidamente verso la madre, a cercare il suo sosegno. Quando sta per terminare le rivolge direttamente lo sguardo gonfiando il petto d’orgoglio. Per un attimo poi gli balza alla mente che quella che sta subendo è in effetti un’umiliazione bella e buona. Allora il petto si sgonfia e Thumper assume con tutto il corpo una posizione imbronciata, e allo stesso tempo di sottomissione. Si rialza e torna ad asnnusare l’aria (e quindi a fare il normale coniglietto) quando l’attenzone si sposta su Bambi. Ripeto: tutto questo in soli 16 fantastici secondi. Da notare peraltro le orecchie di Thumper: in tutti i passaggi descritti si muovono in modo da sottolineare le espressioni del coniglietto, facendo anche da contrappeso e dunque offrendo al personaggio tutto l’equilibririo e la solidità necessaria alla credibilità, della quale Disney tanto si raccomandava. Come si può far di più?

Beh, come non dire lo stesso dei gesti, delle espressioni, dell’umanità di Wall-E?

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Funny takes

A volte basta un pò di estro ed inventiva per “prendere” in chiave divertente qualcosa di serio. Chiedetelo a MonkeyandApple, che ha realizzato una parodia della scena dell’interrogatorio del Cavaliere Oscuro

Batman e il Joker

…o alla science writer Katherine McAlpine (nome in codice AlpineKat) che ci spiega in chiave rap cosa fa il famigerato LHC del CERN! :)

Alpinekat

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La scuola del dolore

Non ho mai presentato a dovere un certo filmato che “uploadai” tempo fa su YouTube. E’ un frammento del (bellissimo) film Auguri Professore di Riccardo Milani e con Silvio Orlando: poche immagini che snocciolano però validissime considerazioni sulla crisi del sistema educativo italiano.

Frammento del film 'Auguri Professore'

Poi c’è una ragione ulteriore per cui ho cara questa scena. Ma la lascio all’intuito di chi mi conosce bene :)

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L’amore ai tempi del colera

Giovanna Mezzogiorno

Una delusione. Sono andato nonostante il “freddo” della critica, ma mi agitavo irrequieto già al primo tempo.

Una fotografia superba e una costruzione scenografica che non risparmia dovizia di particolari e perizia storica fanno da cornice ad una sceneggiatura incolore e superficiale, incapace di scavare l’animo dei personaggi, e ad una regia inspiegabilmente (e inopportunamente) frenetica.

Peccato, perché un attore sensibile come Javier Bardem (qualcuno ricorda Carne tremula e Mare dentro?) avrebbe meritato di meglio che confrontarsi con la piatta (e a mio avviso sempre più sopravvalutata) recitazione della nostra Giovanna Mezzogiorno.

Pollice verso.

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Guzzanti sull’informazione in Italia

Da una recente puntata di AnnoZero, un breve ma incisivo intervento di Sabina Guzzanti sui modi (ormai accettati da tutti come giornalistici) di far informazione in Italia.

Sabina Guzzanti

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L’età barbarica

L'età barbarica

Torno adesso dalla visione. Un pugno in un occhio. Senza filtri e con un sarcasmo capace di evocare pietas e identificazione quanto basta per tenerti inchiodato alla poltrona, Denys Arcand (sì, quello de Le Invasioni Barbariche) mette a nudo la profonda alienazione dell’uomo in una società che tenta disperatamente di bastare a sè stessa. A tratti apocalittico (e non senza richiami a 1984 di Orwell), ma solo per evidenziare con chiarezza in che direzione stiamo andando.

Il finale l’avevo immaginato già a metà film. Mi ricorda ovviamente American Beauty, ma anche un bellissimo film italiano di diversi anni fa che, con molte meno pretese, pure volle dire la sua: Le Acrobate di Silvio Soldini.

Da vedere.

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Spot censurati su YouTube

Avete mai fatto una ricerca su YouTube per banned commercial?

Si trovano tanti spot banditi dalla tv d’oltreoceano, simpatici e decisamente “arguti”… ben lontani dalla pubblicità italiana, e non solo per motivi di budget!

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Fan movie di Capitan Harlock

Dal regista in erba Miguel Mesas, un trailer per un futuribile action movie di Capitan Harlock!

Capitan Harlock

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