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Il blog di Fabio Vento

Archivio della categoria 'Cinema e TV'

Hachiko

Hachiko

Hachiko - Il tuo migliore amico è un film dolce e struggente come pochi, dalla prima all’ultima immagine. Eppure, non appena la commozione cede il passo alla lucidità,  prende corpo una domanda: siamo di fronte a un’opera sincera e genuina o a un’operazione di marketing che sa ben “suonare” le corde dei sentimenti?

La risposta, secondo me, arriva presto: giusto il tempo di realizzare che il buon Richard Gere non è il vero protagonista. E’ il quattrozampe Hachiko che tiene la scena, ci emoziona con nient’altro che la sua gestualità, i suoi silenzi, le sue espressioni. Ci commuoviamo perchè riconosciamo in lui, nella forma più “pura”, le nostre stesse emozioni.

E’ questa la magia degli animali: vivere con intensità ogni attimo, gioire delle piccole cose, amare con fedeltà e senza compromessi.  Proprio ciò che l’uomo, nella sua “superiore” complessità, non riesce più a fare.

(crosspostato su LAV Palermo)

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Corea! Corea!

Prendo una veloce “boccata d’aria” da un periodo particolarmente denso di impegni, per segnalare un video che uploadai su YouTube ormai tre anni fa.

Il film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana è uno dei miei preferiti di sempre, ma ho particolarmente cara questa scena: è uno dei rari episodi in cui una pellicola non “d’autore”, rivolta al grande pubblico, si sia permessa di sbeffeggiare apertamente quel rigurgito culturale che, di fronte alla partita di calcio, trasforma l’italiano medio in una ridicola macchietta :)

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Wall-E

Il momento più bello è quando il capitano riesce a disattivare l’intelligenza artificiale del “pilota automatico” e con un semplice gesto ricorda (anche a noi) che era soltanto un timone. Per un attimo, insieme a lui, realizziamo che la tradizione dei capitani di mare non è morta, che anche in un futuro ipertecnologico viaggiare nello spazio può essere come navigare.

Wall-E

Wall-E non scontenta nessuno semplicemente perchè riprende a piene mani l’essenza Disney, quella che diverte i piccoli e appassiona i grandi. Un film più denso e sofisticato di altri, ma più di altri capace di parlare il linguaggio universale dei sentimenti.

Più di altri, certamente, un film visuale. Forse per la prima volta il 3D esce dal proprio “ghetto” di genere e fa proprie la fotografia, le sfumature, la composizione dell’immagine delle pellicole classiche. Proprio dal character design si compone una delle “chiavi di lettura” della pellicola.

In Wall-E ed EVE, nel loro aspetto ancor prima che nelle loro azioni, si confrontano due diverse proiezioni dell’immaginario tecnologico: laddove il primo rispecchia le promesse della fantascienza “ottimista” e ingenua degli anni ‘70-’80, la seconda è figlia della tecnologia contemporanea e della sua pretesa di perfezione estetica.

Se allora per Wall-E la somiglianza con il robot Jhonny 5 del film Corto Circuito non è casuale, il design di EVE va identificato, più che con le forme accoglienti della Space Age anni ‘70, con i rivestimenti patinati dei moderni iPod.

Meccanico ed elettronico, relais e circuiti, Commodore ed Apple. Ed è bello che sia il primo a cambiare il secondo, in attesa che arrivi l’uomo a riprendere le redini. L’uomo che, pur nell’incubo tipicamente cyberpunk di una tecnologia pervasiva ed anticipatrice dei bisogni, rivela di non aver perso l’attaccamento alla propria terra, alle proprie radici.

Ma Wall-E è bello da vedere anche per chi, magari per motivi anagrafici, tutto ciò non può coglierlo. Mi torna in mente un paragrafo da “Le anime disegnate” di Luca Raffaeli, dedicato al coniglietto Thumper del film Bambi:

Nel pronunciare quest’ultima frase, il coniglietto è a figura intera sullo schermo, e la scena è tutta sua. Una fiducia ben riposta perchè l’animatore Milt Kahl riesce a compiere uno dei suoi capolavori. In sedici secondi di filmato si possono contare ben undici diverse espressioni del coniglietto, difficili da elencare per come si fondono l’una nell’altra, ritornano, si nascondono, per poi emergere di nuovo. Le indicazioni, per il giovane attore Peter Behn che dava la voce al personaggio, erano: “Thumper comincia a parlare come meccanicamente, poi si ferma a pensare rigido”. Nell’animazione di Johnston il coniglietto respira prima di cominciare a rispondere, in un’evidente atteggiamento di frustrazione, e inizia a far ruotare il piedone sinistro, com’è sua abitudine nei momenti di agitazione. Poi chiue gli occhi e spinge in fuori il musetto per far uscire la lezioncina che il padre gli ha dettato. Qui c’è la pausa, in cui sembra che Thumper non ricordi più nulla, alza gli occhi al cielo come a cercare il resto della frase, poi ricomincia a parlare abbassandosi verso terra con le orecchie all’ingiù e lo sguardo volto timidamente verso la madre, a cercare il suo sosegno. Quando sta per terminare le rivolge direttamente lo sguardo gonfiando il petto d’orgoglio. Per un attimo poi gli balza alla mente che quella che sta subendo è in effetti un’umiliazione bella e buona. Allora il petto si sgonfia e Thumper assume con tutto il corpo una posizione imbronciata, e allo stesso tempo di sottomissione. Si rialza e torna ad asnnusare l’aria (e quindi a fare il normale coniglietto) quando l’attenzone si sposta su Bambi. Ripeto: tutto questo in soli 16 fantastici secondi. Da notare peraltro le orecchie di Thumper: in tutti i passaggi descritti si muovono in modo da sottolineare le espressioni del coniglietto, facendo anche da contrappeso e dunque offrendo al personaggio tutto l’equilibririo e la solidità necessaria alla credibilità, della quale Disney tanto si raccomandava. Come si può far di più?

Beh, come non dire lo stesso dei gesti, delle espressioni, dell’umanità di Wall-E?

Postato da Fabio Vento in Arte e Memorabilia, Cinema e TV - Commenti

La poltrona vuota

William Riker entra in Sala Tattica. Fissa la poltrona del capitano Picard. Chiede, nel vuoto: “Lei cosa farebbe?”

Qualcuno bussa alla porta. E’ Guinan.

Guinan: “Le posso parlare, capitano?”
Riker: “Veramente, Guinan, io…”
G: “Il capitano Picard ed io parlavamo ogni tanto, quando uno dei due ne aveva bisogno. Sono abituata ad avere il capitano come interlocutore.”
R: “Che cosa vuol dirmi?”
G: “Ho sentito parlare molta gente al Bar di Prora. Tutti si aspettano di morire da un giorno all’altro. Hanno fiducia in lei, la stimano, però… sono convinti che niente li possa salvare.”
R: “Non so se sarà possibile.”
G: “Quando un uomo è convinto di morire il giorno dopo, forse troverà un modo perchè questo accada. L’unico che può cambiare questa condizione è lei.”
R: “Io farò tutto il possibile.”
G: “Lei sarà costretto a fare una cosa che detesta. E cioè dovrà abbandonare Picard.”
R: “Forse lei non l’ha saputo… ma io ho tentato di ucciderlo ieri.”
G: “Ha tentato di uccidere quello che c’è sulla nave Borg, non Picard.”
“In realtà lui è ancora qui con noi, in questa stanza. Se fosse morto sarebbe più facile. Ma non è morto. Ce lo hanno portato via, un pezzo alla volta.”
“Non le ha mai detto perchè siamo così intimi?”
R: “No.”
G: “Oh. Allora mi lasci dire… che il nostro rapporto va oltre l’amicizia, oltre la famiglia. Ma io dovrò abbandonarlo. E lei deve fare lo stesso.”
“Mi ascolti, ci può essere un solo capitano.”
R: “Non è così semplice. Questo era il suo equipaggio, era lui a scrivere il diario di bordo.”
G: “E i Borg sanno tutto quello che sa lui. E’ ora di gettare via quel diario. Lei deve abbandonare Picard, Riker. E’ il solo modo per sconfiggerlo. L’unico per salvarlo.”
“E quella… adesso è la sua poltrona, capitano.”

Guinan esce dalla stanza. Riker si avvicina alla poltrona del capitano.

Si siede.

Da Star Trek: The Next Generation - “The Best of Both Worlds”

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Funny takes

A volte basta un pò di estro ed inventiva per “prendere” in chiave divertente qualcosa di serio. Chiedetelo a MonkeyandApple, che ha realizzato una parodia della scena dell’interrogatorio del Cavaliere Oscuro

Batman e il Joker

…o alla science writer Katherine McAlpine (nome in codice AlpineKat) che ci spiega in chiave rap cosa fa il famigerato LHC del CERN! :)

Alpinekat

Postato da Fabio Vento in Cinema e TV, Musica, Quattro risate - Commenti

La scuola del dolore

Non ho mai presentato a dovere un certo filmato che “uploadai” tempo fa su YouTube. E’ un frammento del (bellissimo) film Auguri Professore di Riccardo Milani e con Silvio Orlando: poche immagini che snocciolano però validissime considerazioni sulla crisi del sistema educativo italiano.

Frammento del film 'Auguri Professore'

Poi c’è una ragione ulteriore per cui ho cara questa scena. Ma la lascio all’intuito di chi mi conosce bene :)

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L’amore ai tempi del colera

Giovanna Mezzogiorno

Una delusione. Sono andato nonostante il “freddo” della critica, ma mi agitavo irrequieto già al primo tempo.

Una fotografia superba e una costruzione scenografica che non risparmia dovizia di particolari e perizia storica fanno da cornice ad una sceneggiatura incolore e superficiale, incapace di scavare l’animo dei personaggi, e ad una regia inspiegabilmente (e inopportunamente) frenetica.

Peccato, perchè un attore sensibile come Javier Bardem (qualcuno ricorda Carne tremula e Mare dentro?) avrebbe meritato di meglio che confrontarsi con la piatta (e a mio avviso sempre più sopravvalutata) recitazione della nostra Giovanna Mezzogiorno.

Pollice verso.

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Guzzanti sull’informazione in Italia

Da una recente puntata di AnnoZero, un breve ma incisivo intervento di Sabina Guzzanti sui modi (ormai accettati da tutti come giornalistici) di far informazione in Italia.

Sabina Guzzanti

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L’età barbarica

L'età barbarica

Torno adesso dalla visione. Un pugno in un occhio. Senza filtri e con un sarcasmo capace di evocare pietas e identificazione quanto basta per tenerti inchiodato alla poltrona, Denys Arcand (sì, quello de Le Invasioni Barbariche) mette a nudo la profonda alienazione dell’uomo in una società che tenta disperatamente di bastare a sè stessa. A tratti apocalittico (e non senza richiami a 1984 di Orwell), ma solo per evidenziare con chiarezza in che direzione stiamo andando.

Il finale l’avevo immaginato già a metà film. Mi ricorda ovviamente American Beauty, ma anche un bellissimo film italiano di diversi anni fa che, con molte meno pretese, pure volle dire la sua: Le Acrobate di Silvio Soldini.

Da vedere.

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Spot censurati su YouTube

Avete mai fatto una ricerca su YouTube per banned commercial?

Si trovano tanti spot banditi dalla tv d’oltreoceano, simpatici e decisamente “arguti”… ben lontani dalla pubblicità italiana, e non solo per motivi di budget!

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Fan movie di Capitan Harlock

Dal regista in erba Miguel Mesas, un trailer per un futuribile action movie di Capitan Harlock!

Capitan Harlock

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Un addio a…

Michelangelo Antonioni

Ingmar Bergman

Beh… quale posto migliore per riprendere il mondo, lì dove siete adesso?

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L’uomo di vetro

L'uomo di vetro

L’organizzazione è decisamente conservatrice. Il continuo richiamo dei mafiosi al Vangelo è solo un espediente, non c’è dubbio, ma esprime anche il conformismo di Cosa Nostra riguardo i tradizionali valori cristiani. Dirò anche che i mafiosi vi si adeguano formalmente con maggior rigore della media dei credenti [...] perchè tali valori formali si conformano perfettamente al loro credo borghese.

Giovanni Falcone - “Cose di Cosa Nostra”

Secondo i medici, Leonardo Vitale era un pazzo. O forse no. Forse lo si volle soltanto far apparire tale: perchè le sue denunce contro la mafia, di cui aveva fatto parte, furono decisamente inequivoche.

Ecco l’ennesimo film-documentario sulla vicenda di un uomo rimasto inascoltato. Ma non soltanto. Sullo sfondo di una Sicilia solare ma in modo sbiadito, paradossalmente claustrofobico - proprio quella terra “adusa alle dominazioni” descritta nel Gattopardo - si insinua nella mente e nel cuore di uno “che ha parlato troppo”, sibilante, il terrore della ritorsione. E la sua follia ossessiva fa eco al gioco perverso, invisibile e tangibile insieme, del potere mafioso.

E tristemente, in quella provincia siciliana degli anni ‘70 così avvolta dal silenzio omertoso delle istituzioni, l’unica forza in grado di opporre un’etica della ribellione è proprio la fede cattolica, con le sue liturgie e le promesse altrettanto impalpabili.

Da vedere.

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Splendido splendente

Forse la pubblicità attuale di Fairy Active Caps cerca senza successo di risultare simpatica. Forse invece tenta (cosa del tutto innovativa!) di farsi ricordare per la propria infinita ridicolaggine: “Guarda, c’è quello spot idiota!”… e tra le risate eccoci davanti allo schermo!

Scena dallo spot Fairy Active Caps

Certamente i versi del Montrucchio, a metà fra napoletano e Terrunciello ma senza il necessario physique du rôle, per me sono già entrati negli annali del trash televisivo!

Postato da Fabio Vento in Cinema e TV - Commenti

What does a turkey do…

Questa è una delle scene più deliziose del film di Batman ispirato alla serie camp degli anni ‘60. Avrei voluto postarla in lingua italiana, ma questo movie l’ho soltanto in VHS :(

Batman e Robin

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