Dalle strips di Garfield, 23-28 ottobre 1989. Click per ingrandire!
Archivio della categoria 'Dal vecchio blog'
Cybele’s Reverie
Adoro gli Stereolab, e credo che con Cybele’s Reverie abbiano davvero superato sè stessi.
In queste immagini c’è tutto ciò che fa grande la band: ironia, eleganza, leggerezza, e quella strana dimensione sognante, a metà fra atmosfere “vintage” e vaghi accenni al Futurismo.
E la splendida voce della francese Lætitia Sadier.
Ah, su YouTube ci sono gli ottimi Pomplamoose, che agli Stereolab devono di certo qualcosa :)
Stella (2006)
Cara mia stella,
ora lo so:
non mi hai mai detto
la verità.
Che siamo ombre,
segni contrari,
sbilenchi errori
d’ortografia.
Che il vero oltre
non è mai fuori,
sta solo dietro
due occhi distolti.
Cara mia stella,
la verità
non la sapevi
neppure tu.
Come altrimenti
avresti dato
luce splendente?
E tuttavia
quel tuo chiarore
ancora oggi
forgia coscienza.
Quella sera con Disney

Forse l’aneddoto più commovente della storia di Walt Disney riguarda quella sera del ‘34 in cui Walt offrì a tutti i suoi fedeli collaboratori la cena chiedendo loro di ritornare in studio per una riunione straordinaria. Fu la sera in cui Disney confessò di avere un progetto eccezionale: un lungometraggio a disegni animati.
Cominciò allora a raccontare di Biancaneve, della Regina cattiva e poi dei sette nani e fece tutte le voci, accennò perfino a qualche canzone e fu capace di far ridere ed emozionare mimando teatralmente le scene più movimentate, perfino la morte della vecchia. Si dice che tra risa e pianti, più di un collaboratore ebbe bisogno del fazzoletto.
Da Le anime disegnate di Luca Raffaeli, ed. Minimum Fax.
Internet, dieci anni fa
Chi ricorda com’era Internet dieci anni fa? Beh, era molto, molto diversa da oggi!
Non erano in molti ad avere una connessione domestica, e per questo eri continuamente vittima di amici e parenti che ti chiedevano di mostrare loro “la rete delle reti”. Per accontentarli li portavi su qualche quotidiano online, ma… che noia! Non c’erano i siti in Flash di oggi :)
Non esisteva ancora l’ADSL: per connetterti usavi la linea voce, al più a 56k, occupavi il telefono e pagavi sia l’abbonamento che la connessione… e per giunta a tempo!
Litigavi con i tuoi per qualche minuto in più del “tempo massimo giornaliero”… e che tragedia quando aspettavano qualche chiamata importante! Un colpo di 187 e potevano farti cadere la linea!
I più fortunati avevano la “velocissima” linea ISDN, che per la prima volta li “emancipava” dalla linea telefonica… ma costava tanto!

Niente wireless e UMTS: anche chi aveva il portatile non poteva allontanarsi dalla presa telefonica, pena lunghissimi e ingombranti cavetti!
Scaricare a 7/8 kb/s dal Web era già un sogno, oggi farebbe gridare al guasto!
Potevi ancora venir “nukato”, e, ad ogni reinstallazione di Windows, via con le patch e le protezioni. Qualcuno installava pure un finto Netbus per ingannare gli attacker e farsi quattro risate :)
Non c’era il file sharing, e per i più la Rete era “solo” un posto dove cercare informazioni e fare nuove amicizie. Gli spot televisivi visualizzavano immaginarie realtà virtuali e non “triviali” download notturni… i più smaliziati, però, sapevano già come trovare gli FTP e i file server giusti… ;)
Non c’era Wikipedia, e per trovare informazioni su argomenti specifici, dovevi ricorrere a siti amatoriali… che non sempre venivano aggiornati con regolarità! :)
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Non c’erano i feed RSS. Ti piaceva un sito? Dovevi metterlo nei preferiti, e ritornare ogni “tot” giorni per vedere se c’erano novità… che seccatura! :/
IRC era (ancora per poco) un posto vivibile, dove potevi fare nuove conoscenze, ma se vivevi in una località di provincia o… poco informatizzata, era molto, molto difficile trovare una tua conterranea :)
Certo, considerato lo spam di oggi, ti chiedi se una tale “selezione sociale” non fosse poi così nefasta… ma cacci subito via il pensiero: Internet è libertà!
Niente MSN: l’instant messager era il mitico ICQ! Se la tua connessione era lenta, andava più che bene lo scambio di messaggi “a ping-pong”, a colpi di “oh-oh” :)
Se invece andavi più veloce, potevi provare la chat, magari con un utente random di un’altra parte del mondo, e, in “vertical mode”, vedevi addirittura la digitazione (e le correzioni) in tempo reale! MSN, con le sue belle emoticons, se le sogna queste features! ;)

Non esistevano i blog, ma semplicemente i siti personali. Se non avevi dominio di secondo livello, dovevi sorbirti nomi lunghissimi: città, distretto e numero civico di Geocities! Quasi sempre la prima pagina recitava la scritta “Welcome to my web page”, in odiosissimo Comics Sans MS ;)
Forse a qualcuno, già da allora, venne in mente di gestire un diario online, ma il PHP era ancora di nicchia: troppo seccante dover aggiornare ogni volta l’HTML! :/
L’e-mail era… beh, esattamente come oggi! Forse eri un pò più formale, oggi sei più disinvolto: non avresti problemi a inviare reply di una sola riga, o trasgredire le regole del quoting… tanto di banda ce n’è quanta ne vuoi!
Come sarà Internet fra dieci anni? Beh, è una pagina ancora da scrivere…
…e chissà cosa ci riserverà :)
I numeri di Smilla

«Perché il sistema numerico è come la vita umana. Per cominciare ci sono i numeri naturali. Sono quelli interi e positivi. I numeri del bambino. Ma la coscienza umana si espande. Il bambino scopre il desiderio, e sai qual è l’espressione matematica del desiderio?»
Versa nella zuppa la panna e alcune gocce di succo d’arancia.
«Sono i numeri negativi. Quelli con cui si dà forma all’impressione che manchi qualcosa. Ma la coscienza si espande ancora, e cresce, e il bambino scopre gli spazi intermedi. Fra le pietre, fra le parti di muschio sulle pietre, fra le persone. E fra i numeri. Sai questo a cosa porta? Alle frazioni. I numeri interi più le frazioni danno i numeri razionali. Ma la coscienza non si ferma lì. Vuole superare la ragione. Aggiunge un’operazione assurda come la radice quadrata. E ottiene i numeri irrazionali.»
Scalda il pane nel forno e mette il pepe in un macinino.
«E’ una sorta di follia. Perché i numeri irrazionali sono infiniti. Non possono essere scritti. Spingono la coscienza nell’infinito. E addizionando i numeri irrazionali ai numeri razionali si ottengono i numeri reali.»
Sono finita al centro della stanza per trovare posto. E’ raro avere la possibilità di chiarirsi con un’altra persona. Di norma bisogna combattere per avere la parola. Questo per me è molto importante.
«Non finisce. Non finisce mai. Perché ora, su due piedi, espandiamo i numeri reali con quelli immaginari, radici quadrate dei numeri negativi. Sono numeri che non possiamo figurarci, numeri che la coscienza normale non può comprendere. E quando aggiungiamo i numeri immaginari ai numeri reali abbiamo i sistemi numerici complessi. Il primo sistema numerico all’interno del quale è possibile dare una spiegazione soddisfacente della formazione dei cristalli di ghiaccio. E’ come un grande paesaggio aperto. Gli orizzonti. Ci si avvicina a essi e loro continuano a spostarsi. E’ la Groenlandia, ciò di cui non posso fare a meno! E’ per questo che non voglio essere rinchiusa.»
Sono finita davanti a lui.
«Smilla” dice. «Posso baciarti?»
Da “Il senso di Smilla per la neve”, Peter Høeg, 1994
I fogli del libro

Una solenne considerazione, quando entro in una grande città di notte, quella che ciascuna di quelle case, oscuramente raggruppate, chiude un suo particolare segreto; che ogni stanza in ciascuna di esse chiude un suo particolare segreto; che ogni cuore pulsante delle centinaia di migliaia di petti che respirano nella stessa città, è, in alcuni dei suoi pensieri, un segreto per il cuore che gli è più vicino. C’è in questo un senso di spavento pari a quello della stessa morte.
Non posso più volgere i fogli di questo caro libro che amavo, e spero invano col tempo di leggerlo tutto. Non posso più guardare nelle profondità di quest’acqua insondabile, nella quale, come luci istantanee, m’erano lampeggiati bagliori di tesori sepolti e di altri oggetti sommersi. Era destino che il libro dovesse chiudersi con uno scatto, in sempiterno, quando io non ne avevo letto che una pagina. Era destinato che l’acqua si dovesse rapprendere in un ghiaccio eterno, quando la luce si trastullava sulla sua superficie, e io me ne rimanevo ignaro sulla sponda.
Il mio amico è morto, il mio vicino è morto, il mio amore, la diletta dell’anima mia è morta: è il consolidamento inesorabile, la perpetuazione del segreto che fu sempre in quella personalità, e che io porterò nella mia fino all’ultimo respiro.
Da “Le due città” di Charles Dickens, 1859
Garfield “a nudo”
Cosa accade se rimuoviamo i baloon dei pensieri di Garfield dalle sue strip, leggendole così dal punto di vista del “padroncino” Jon?
Beh, qualcuno sulla board internazionale Truth and Beauty Bombs se l’è chiesto, ed ha scoperto che anche il più morbido umorismo può celare un sarcasmo impietoso…

La danseuse sur la scene
Uno dei quadri che tengo nella mia stanza è un particolare del quadro di Edgar Degas “La danseuse sur la scene”… ovviamente, la ballerina!

Sapete che gli impressionisti non usano il colore nero? Fa parte di una precisa strategia per massimizzare la riflessione della luce, e quindi la luminosità del quadro.
E che luce, quella che illumina il corpo della ballerina!
Secondo voi proviene da una fonte esterna? O piuttosto irradia dalla grazia di questo momento unico, catturato fra mille come dal più esperto dei fotografi, in cui la ballerina raggiunge l’equilibrio perfetto, fisico e spirituale?
E’ una dimensione individuale e universale insieme, che la distingue delle compagne, dalle maestre di ballo, dagli spettatori incuriositi. Che sono rappresentati di sbieco, quasi come massa indistinta.
Il suo volto beato è quello di chi si riconosce genuinamente in ciò che fa. Di chi ha trovato la propria melodia interiore, ed è riuscito ad accordarla a quella intorno a sè.
Essere profondamente “altro da sè” e, al contempo, profondamente sè. Una simile condizione, poteva rappresentarla soltanto un Maestro!
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