
Non accade spesso, ma qualche volta sì. Conosco una persona e da subito qualcosa mi colpisce. Può essere il tono della voce, una frase appena sussurrata, può essere un gesto o il modo di vestire.
Ed è bello quando la curiosità mi prende. L’immagine che ho negli occhi si colora e inizio a fantasticare, a riempire il bianco intorno. Un pò come fa il narratore quando sul filo dell’ispirazione tratteggia il personaggio, e solo dopo gli regala una storia, uno spessore.
Ma i colori dell’immaginazione sono i più vividi, i più sgargianti, non ammettono sbavature. Soltanto una cosa è più attraente ancora, ed è conoscere davvero l’altra persona. Far sì che sia lei stessa a raccontare la sua storia.
E questa non è mai un puzzle da ricomporre. Ci sono tante sfumature, infiniti chiari e scuri fra le pieghe di un vestito. Una profondità in cui ci si può anche perdere.
Certe storie di vita mi hanno affascinato, mi è dispiaciuto non esserci stato anch’io. Non aver vissuto quella luce bianca che mi aveva colpito solo di riflesso. Altre volte è stato un cetagorico nero, ciò che ho sentito non mi è piaciuto e sono stato tentato di disapprovarlo.
Però cerco di ricordarmi che è l’essere umano è così: una tavolozza scomposta che nell’individuo, in qualche strano modo, trova plastica unità.
E se uomo sono anch’io, allora amore è la capacità di ascoltare ogni parola e lasciare che germogli…




















