fv's fuzzy blog

Il blog di Fabio Vento

Archivio della categoria 'Indiscrezioni'

Le viole sfiorivano

L’altro giorno ti ho rivista e le viole sfiorivano. Lo ammetto, ero un pò incazzato: ti cercavo e non rispondevi. Però quando ti ho avuta davanti il tuo sorriso adorabile è stato per me e ti ho perdonata.

Non lo fai apposta ma sei proprio così. Sparisci per settimane e poi, quando meno me lo aspetto, eccoti qui. Riconquisti la scena e mi parli di te.

Mi hai raccontato di salti e cadute, di avventure spericolate, del tuo volere e sapere amare. Del tuo disordine che fa solo sorridere, perchè in cuor tuo sai qual’è la strada. Di quel tuo saperti sporcare le mani senza perdere lo stile e la dolcezza.

Questo mi piace di te, la convinta semplicità con cui ti getti sulle cose. La visione. Con la fiamma di un accendino molti si accenderebbero una sigaretta… ma tu? Come minimo daresti fuoco a un cannone.

Mi hai detto che ti eri fatta male, a volte ti succede. E’ il prezzo della tua passione e io non ho speso molte parole, l’ho letto nei tuoi occhi che volevi trovare in te la forza di rialzarti.

Ma era già tardi, altro ti chiamava, dovevi andare. E’ destino che la tua vita io la veda così, a sprazzi e per movimenti veloci. E’ un pò buffo ma lo accetto.

E mentre ti vedevo allontanare, mentre sapevo che ti avrei rivista, mi sono ritrovato fra le mura di questa città che sa cos’è il vuoto. Questa città dove il vento freddo intristiva il Sole, e dove le viole sfiorivano.

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Un anno finisce, e…

Un anno finisce, e...

Eccoci qui. Il 31 dicembre è una semplice data sul calendario, d’accordo, ma come ignorare quella “musichetta di sottofondo” che parla di fine e di inizio? Quella tendenza comune, e inevitabile, a “tirare le somme” del trascorso e a stratificare impegni e progetti per il futuro immediato?

Allora non mi sottraggo e cerco di “mettere su carta” qualcosa anch’io. Se il 2008 è stato una strada in salita, faticosa ma sempre più “convinta”, beh, l’anno appena trascorso fatico a metterlo a fuoco: direi che è stato un insieme di tante cose, di alti e di bassi, di salti in alto e di colate a picco. Pensandoci bene, però, credo di aver guadagnato da ogni esperienza, soprattutto nei termini di una consapevolezza che potrei riassumere con la frase “nulla ci è dovuto”. Nulla ci è dovuto in termini di occasioni, di opportunità: gli spazi che vogliamo dobbiamo crearceli da soli. Nulla ci è dovuto in termini di amicizie, di affetto, di sostegno: sta tutto nella capacità di amare a nostra volta, in primo luogo noi stessi. Solo quando ne siamo capaci comprendiamo che nient’altro serve, solo allora iniziamo a stabilire rapporti dettati dalla reale affinità e non dalla necessità.

Per questo vorrei “celebrare” i rapporti umani che quest’anno ho stabilito o consolidato: a queste persone vorrei dedicare i miei auguri per un radioso 2010.

Tanti auguri ad Alida e Denise, due persone splendide che l’esperienza della LAV mi ha dato il privilegio di conoscere e di considerare amiche. Penso che nulla potrà mai affievolire l’amore e la passione sincera che mettete in qualsiasi cosa fate, in qualsiasi rapporto stabilite.

Tanti auguri a Vincenzo: possiamo aver avuto qualche divergenza di opinione, ma questo non ha mai intaccato la nostra amicizia. Al momento giusto abbiamo saputo mediare, ed è questa l’essenza di un rapporto vero.

Tanti auguri a Daniele: quest’anno ci siamo visti un pò meno, ma ogni volta sono bastate poche parole per intenderci, capirci, esserci d’aiuto. E ancor meno per organizzare una serata insieme :)

Tanti auguri a Chiara: come dimenticare le nostre lunghe chiacchierate? E la tua dolcezza, la tua capacità di volare, nelle parole come nelle bellissime poesie. Mi ritengo fortunato nel poterti chiamare “amica”.

Tanti auguri a Lighea: qualcuno ha detto che abbiamo un rapporto di amore e odio, e in un certo senso è vero. Le nostre infinite “schermaglie” sono la prova più sincera dell’affetto che ci lega, pur nella diversità.

Tanti auguri a Paola: ci uniscono tante cose e abbiamo saputo capirlo al volo, non perdendo occasione di coinvolgerci a vicenda nei rispettivi progetti. Sono sicuro che faremo ancora tante belle cose :)

Tanti auguri a Fabio, Sveva e Irene, ovvero la redazione di Balarm: per le occasioni e gli spazi che mi avete dato, aiutandomi a crescere in quella che è una delle mie più grandi passioni, il giornalismo. E per la simpatia :)

Tanti auguri a Giovanni, Fabrizio, Salvo, Manlio, Luca e Ivan, in una parola The Agenzy. Per le risate, per l’umanità partecipe che si cela anche dietro le smorfie e le battute più caustiche :)

Tanti auguri a Lucia e Armando: bisogna conoscervi per capire. Non avevo mai avuto un rapporto così diretto e spontaneo con persone della vostra età (…oops!). Fino ad oggi.

Tanti auguri a Davide: prima o poi torneremo ad Alicante. E’ una promessa!

Tanti auguri a Giusy: sono tanto contento che tu abbia formato la famiglia che desideravi, e mi fa piacere aver avuto una (piccola) parte in tutto questo… :)

Tanti auguri a Pippo: l’anno prossimo verrò più spesso a trovarti, so che casa tua è sempre aperta!

Tanti auguri a Puccio e Franca: spero di invitarvi ancora a Palermo, per nuove iniziative in favore della causa vegetariana.

Tanti auguri a Marilena: l’anno appena trascorso ci ha fatto ritrovare, e abbiamo subito ripreso a parlare l’un l’altra col cuore.

Tanti auguri a Danilo, Roberto, Piero e Agnese della LAV di Palermo: per tutto ciò che abbiamo condiviso, per la collaborazione e la costanza.

Tanti auguri ad Alessandra, Barbara, Paola e Vincenzo della LIDA di Palermo: i valori che condividiamo, al di là di qualsiasi schieramento e diversità, hanno creato un legame che crescerà sempre più nel tempo.

Tanti auguri ad Alice, Marco e Simona: ci vediamo raramente, ma ogni volta è una gioia!

E auguri anche ad Anna Rita, Caterina, Erika, Francesca, Germana, Laura, Letizia, Mary, Paola, Rosalba, Serena: vi conosco ancora poco e spero che il nuovo anno mi dia occasione di approfondire sempre più.

E naturalmente, auguri per uno splendido 2010 a tutti i lettori di questo blog! :)

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Che colore ha il silenzio?

Che colore ha il silenzio?

Che colore ha il silenzio?

E’ azzurro come il vento che lava il sudore? Dove c’era il deserto hai eretto palazzi, hai sottratto la materia all’imbarazzo del disordine.

E’ verde, incrocio di sguardi che corteggia una promessa?

E’ forse nero, oscuro complice di un teatro che sarà musica? Bianco, amico confortevole del tuo riposo?

E’ rosso come la rabbia, quando alle parole segue il vuoto? Variopinto, come i sobbalzi di un’attesa infinita?

A volte il silenzio è trasparente, niente più. Come quando rannicchiato, le coperte su di te, chiedi amicizia al buio. E lui ti penetra, ti squarcia: vero e impietoso ti mostra ciò che non è stato.

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Gatto di suoni, gatto di silenzio

Gatto di suoni, gatto di silenzio

Con te non ci sono vie di mezzo, caro gatto: o ti si ama o ti si odia. Più spesso però ti si ama, e lo si fa proprio per quelli che sono i tuoi “difetti”.

Sei egoista, orgoglioso, opportunista: insomma sei troppo simile a noi per non sedurci nel profondo, ché in cuor nostro aneliamo più di ogni altra cosa una controparte. Qualcuno in cui rispecchiarci per sorridere, con ironia, anche un pò di noi stessi.

Ma c’è dell’altro, ed è il tuo fascino affabulatore. A differenza del tuo lontano “cugino”, il cane, rifiuti di entrare nei nostri spazi, nelle nostre abitudini quotidiane; anzi sei tu a far proseliti, ad attirarci nel mondo di cui sei re incontrastato, saggio e capriccioso.

Un mondo dove il tempo rallenta e si dilata come le tue pupille al buio. Ogni tuo gesto, ogni tuo scatto e movimento ha lo stupore e la sincerità del bambino che osserva le cose per la prima volta.

Eppure sembri conoscere a fondo le corde del nostro cuore, sai farti capire al volo. E la tua abilità di “comunicatore” vorrei declinarla per suoni e rumori, quelli che sono più familiari a chi ha l’onore della tua compagnia:

plop: con un gesto che sai fare solo tu, ti getti a terra. Abbassi le difese di cui tanto vai orgoglioso, sei inerme di fronte a chi ti è davanti. Quale gesto più sincero di fiducia, di vicinanza?

trrrrrr: sei contento, e le parole non servono, parla il tuo cuore! Con un trillo ritmico, armonioso, che non ti costa alcuno sforzo: come la gioia che scorre dentro di te.

mieoww: qualcosa non va? Il tuo richiamo accorato spezzerebbe anche il cuore più gelido…

pom pom pom: sono i tuoi passetti concitati, quando qualcosa attrae la tua attenzione… o quando, dopo una giornata di “faticoso” ozio, ti è servito il meritato pasto!

sgrat sgrat: chi ha chiuso la porta? Chi osa precludere a Sua Gattità l’accesso a una parte del suo regno? Gratti e gratti, e sai bene che questo non farà cedere l’uscio: infatti è un gesto dimostrativo!

Ma più di tutto mi piace il tuo silenzio.

Come quando mi fissi in volto, immobile, con la tempra di un vecchio saggio che custodisce segreti lontani, saperi antichi. Come quando ti muovi per le nostre case, con l’indolenza e la nobiltà imperscrutabile di un imperatore, di cui noi siamo poco più che sudditi.

Non è proprio così, forse lo intuisci. Ma lungi da me, gatto, contraddirti!

(crosspostato su LAV Palermo)

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Stella (2006)

Cara mia stella,
ora lo so:
non mi hai mai detto
la verità.

Che siamo ombre,
segni contrari,
sbilenchi errori
d’ortografia.

Che il vero oltre
non è mai fuori,
sta solo dietro
due occhi distolti.

Cara mia stella,
la verità
non la sapevi
neppure tu.

Come altrimenti
avresti dato
luce splendente?

E tuttavia
quel tuo chiarore
ancora oggi
forgia coscienza.

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Pensieri ed emozioni dalla due giorni a Vasto

Trovo finalmente il tempo per riordinare un pò le idee sulla breve ma intensa partecipazione agli stati generali di Italia dei Valori, in quel di Vasto.

Quarto Incontro Nazionale IDV

Che dire? Sono stati due giorni appassionanti e, direi, emozionanti. E non tanto per i contenuti squisitamente “programmatici”, che pure hanno visto il movimento - finalmente - conquistare statura di partito e di soggetto autonomo dell’agone politico.

No, il momento più intenso è stato nel dialogo con la società civile. Quella società civile che è egregiamente espressa da giornalisti liberi come Marco Travaglio, Peter Gomez, Concita De Gregorio, da magistrati coraggiosi come Luigi De Magistris, da tenaci “girotondini” come Francesco “Pancho” Pardi, o semplicemente da persone oneste come Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Gioacchino Genchi con la loro lotta quotidiana per la giustizia e la legalità.

Persone che ammiro tanto, e che hanno scelto gli spazi di Italia dei Valori, e non di altri, per testimoniare la propria presenza e il proprio impegno. Segno, questo, che le lotte del partito per la moralizzazione della vita politica e civile incontrano il sentire comune. Che il movimento, nonostante le tante difficoltà attraversate e la necessità di una parziale revisione dei quadri (specialmente al Sud Italia) procede nella direzione giusta, conquistando sempre più ciò che gli altri partiti hanno “dismesso”: il rapporto con i cittadini, veri e ultimi “destinatari” dell’agire politico.

Di seguito i filmati: niente politichese, solo parole sincere e autentiche tensioni morali. Se alcuni momenti vi emozioneranno, pensate a come dev’esser stato per chi era lì :)

Inutile dire che un evento simile ha chiamato giornalisti e blogger da tutta Italia: i secondi, direi, sono stati equiparati ai primi in quanto a spazi e risorse (cartella stampa, connessione wi-fi, sistemazione gratuita in albergo). Ho apprezzato molto la sensibilità di Antonio Di Pietro verso questa “frontiera” della comunicazione che ha tutti i presupposti per essere più “libera” e meno condizionata.

Fra i tanti “operatori del settore” conosciuti voglio salutare in particolare Andrea, Lorenzo e Leonardo che si sono guadagnati la mia stima per la serietà e l’impegno mostrati.

Ad maiora! :)

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Un weekend a Vasto e Roma

Scrivo da Vasto, che in questi giorni ospita gli stati generali di Italia dei Valori. Non sono voluto mancare perchè va finalmente delineandosi il programma del partito come alternativa di governo. Da iscritto seguo IDV ormai da tempo e mi riconosco pienamente nei suoi principi ispiratori e nelle lotte per la legalità.

Quarto Incontro Nazionale IDV

Passando da Roma per il ritorno, dedicherò anche qualche ora alla Festa Nazionale dell’Altra Economia, evento che vuole riunire quei settori economici (dal biologico al commercio equo solidale, dalle energie rinnovabili alle ecoproduzioni, dal turismo responsabile alla finanza etica) che testimoniano la scelta di una nuova economia fondata sulla qualità del lavoro e sulla sostenibilità.

Festa Nazionale dell'Altra Economia 2009

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Le ragioni dell’oca

Tante strade diverse possono portare al vegetarismo e alla scelta di lottare per i dirtti degli animali. Se dovessi “classificarmi” secondo la distinzione che Tom Regan fa in Gabbie Vuote, potrei definirmi un “damasciano”. Piuttosto che da un’innata empatia verso gli animali, è nato tutto da una “folgorazione”: un pò come Saul sulla via di Damasco.

In realtà, niente di complicato. Semplicemente il riconoscere che la carne non è materia inerte, ma cadavere: corpo di un animale che è stato, che ha vissuto. Tutto qui: più che il mio sentimento è stata la mia ragione a muoversi, squarciando un preconcetto. O, come direbbe uno specialista, una “rimozione psicologica”.

Però è stato proprio iniziando a rispettare gli animali che ho iniziato a conoscerli meglio… e ad amarli, senza distinzioni di specie e di razza. Vorrei poter dire, come è stato per me, che basti fermarsi un attimo a osservare gli animali per rendersi conto della loro bellezza, del loro essere “perfetti” e “completi”, proprio come noi. Per cogliere col cuore, e non soltanto con la mente, il valore della loro vita. Ma servirebbe a poco, ogni esperienza è “a sè”.

Però c’è un sonetto che rileggo spesso, mi piace perchè “ribalta” davvero la nostra prospettiva:

Penso e ripenso: - Che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca.

- O papera, mia candida sorella,
tu insegni che la morte non esiste:
solo si muore da che s’è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l’esser cucinato non è triste,
triste è il pensar d’esser cucinato.

Guido Gozzano, “I sonetti del ritorno” (1911)

E qui cedo la parola alla blogger Attaccabottone che me l’ha fatto conoscere:

Avete mai osservato un’oca mentre fa il bagno? No, non quando galleggia placida sull’acqua, ma proprio mentre si lava energicamente, inzuppandosi come una spugna.

È uno spettacolo buffissimo: il caro palmipede allarga le ali e le sbatte sulla superficie, sollevando nuvole di spruzzi; incurva il collo e lo tuffa sott’acqua, usandolo come una paletta per rovesciarsi l’acqua sulla schiena; si immerge completamente e si capovolge, rimanendo con le zampe all’insù, per poi agitarsi a più non posso e riaffiorare con le penne tutte spettinate. Dà veramente l’impressione di divertirsi un mondo e di essere perfettamente felice.

È a partire da questa impressione che Gozzano, con la semplicità e l’immediatezza che lo contraddistinguono, si trova a riflettere sul tema del pensiero e del tempo. Il risultato è un delizioso sonetto, incentrato sulla differenza che corre fra il modo umano e quello animale di affrontare la morte (e, di conseguenza, la vita).

L’oca non ha la facoltà del pensiero, almeno non come la intendiamo noi, e non è in grado di concepire la morte. Diversamente dall’uomo, non è consapevole di avere una fine. Mentre starnazza allegramente alla riva del canale non sospetta nemmeno che le “armi corruscanti della cuoca” sono pronte a farla diventare il piatto principale del pranzo natalizio (da notare la rima fra “Natale” e “mortale”, nella quale si consuma un’altra fondamentale differenza fra uomo e animale, dal momento che la festività, giorno di nascita e gioia per il primo, è per il secondo un giorno di morte).

Questo limite insito nella sua natura non deve però farci considerare l’oca un essere stupido e inferiore. Se ci convinciamo di questo, ci avverte Gozzano, commettiamo un errore molto sciocco: così facendo infatti non ci accorgiamo che ciò che ci rende mortali (e infelici) è proprio la consapevolezza di esserlo. “Solo si muore da che s’è pensato”, ed è l’oca stessa a insegnarcelo, con la sua pura e serena voglia di vita (non vi vengono in mente “i sereni animali che avvicinano a Dio” di Saba?).

La pennuta creatura non ha neppure la cognizione del tempo: non ha memoria del passato, e tantomeno sa di avere un futuro. Vive solo nel presente. La sua vita è ogni istante, e in un certo senso in ciascuno di questi istanti è eterna. Può essere così giocosa proprio perché non è cosciente del destino che l’attende. Se lo fosse non starebbe sguazzando festosa né giubilando al tramonto, e non avrebbe quindi quelle caratteristiche che il poeta osserva in lei con meraviglia e invidia.

Invidia, sì: è forte il desiderio di assomigliarle, di essere capace di godersi ogni attimo senza rimpianti o rimorsi verso ciò che è stato e senza incertezze e paure per ciò che sarà. Non possiamo essere anche noi liberi e spensierati, come quest’oca?, sembra chiedersi Gozzano con tristezza e un pizzico di rabbia. No, non possiamo. Per il banalissimo fatto che noi non siamo oche: se per noi è difficile rassegnarci alla morte sorridendo, ancora di più lo è rassegnarci sorridendo alla vita.

(crosspostato su LAV Palermo)

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Oneness

Sono davvero lieto di aver partecipato all’One World Festival, e non soltanto per gli spunti che i workshop mi hanno “offerto”, o per la bellezza del posto. La “lezione” che ne ho tratto è più profonda, e si potrebbe esprimere con quella stessa parola che dà nome all’evento, e per cui non c’è un equivalente italiano: oneness.

One World Festival

Si potrebbe intendere come “sentirsi una sola cosa”. Le esperienze che ho vissuto con gli altri partecipanti sono state fra le più varie: musica, ballo, cucina, meditazione, yoga, lezioni frontali. In tutte, però, ho avvertito un palpabile spirito di condivisione, una sorta di “contagioso” invito alla fratellanza e all’unità.

One World Festival

E’ vero: se riusciamo, anche per poco, ad abbattere le “barriere” psicologiche che ci separano gli uni dagli altri, possiamo riuscire a intuire - ancor prima che con la mente, con il cuore - una profonda verità. Possiamo differire per razza, per nazione, per lingua o religione, ma non siamo diversi in ciò che è più importante: il nostro ricercare la felicità, la nostra capacità di dare e ricevere amore.

One World Festival

Sarà con questo spirito che in futuro ritornerò all’One World Festival, se il tempo e le occasioni me lo consentiranno.

Ah, un saluto speciale alle mie due “bartender” preferite, Gabriella e Serena :)

One World Festival

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Monkton Combe, day 3

Al terzo giorno di permanenza ad One World Festival, sento l’esigenza di “buttare su carta” un breve report.

Monkton Combe School

Il posto è bellissimo. Si tratta di una scuola cristiana nella campagna di Bath, città dell’ex-contea di Avon (oggi North Somerset) del Regno Unito. Immersa nel verde e nella tranquillità, offre scorci di natura incontaminata, e questo ne fa già una sede idonea per le attività del festival. Il tempo è un pò altalenante, oscilla fra belle giornate di sole (nient’affatto calde) e brevi piovigginate.

L’atmosfera è unica. Sarà che chi parla è un italiano in viaggio nel Regno Unito, sarà che i non indifferenti costi di ingresso hanno “selezionato a monte”, ma percepisco una cortesia, una gentilezza e anche una comunicativa che rievocano lo spirito di una vera e propria comunità. Tanto più che la maggior parte degli “ospiti” abita in tende allestite per l’occasione.

Le attività, tenute da esperti da tutto il mondo, fanno perno sulla macrobiotica nei suoi molteplici aspetti e sulle discipline artistiche. Ce ne sono davvero tante e diventa difficile “selezionare”: alcuni workshop vorrei davvero seguirli in modo continuativo, ma preferisco “esplorare” il più possibile per cogliere il massimo degli “spunti”. Per il momento seguo con molto interesse un workshop sulla cucina macrobiotica, uno sulle percussioni africane, altri ancora su ballo e danza.

Naturalmente, e non potrebbe essere altrimenti, gli italiani abbondano. Non però fra i partecipanti (a tutt’oggi non sono riuscito a trovarne: so però che ci sono), bensì fra i tanti volontari che da vari paesi del mondo lavorano all’organizzazione e alla security. Ho già fatto amicizia con molti di loro e, cosa incredibile, due sono di Palermo… e li conoscevo già in tutt’altro contesto :)

La cucina è naturalmente vegetariana e fa largo uso di verdure, seitan e tofu: finora un ottimo risultato. Non manca un minimo di “nightlife” con un cafè “sotterraneo” che, specialmente la sera, si riempe di gente e ospita piccoli concerti. All-offerta “convenzionale” di birre e alcoolici si affianca un’atmosfera esotica e decisamente informale fatta di drappeggi orientali e di cuscini “puffo” su cui ci si può distendere ad ogni ora.

Vado, mi attende un nuovo workshop :)

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One World Festival

Sono in partenza per One World Festival (Avon, Regno Unito), “camping” di una settimana dedicato alla macrobiotica e alle discipline olistiche!

One World Festival

A presto :)

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Le ragazze sono tutte troie

Sì, avete capito bene. Lo dico con piena convinzione: a parte poche eccezioni di spicco, qui dalle mie parti le ragazze sono tutte troie.

Lo dico ben sapendo di essere “tacciabile” di qualunquismo o perfino di volgarità. Chi frequenta queste pagine sa se queste “prerogative” facciano o meno parte di me. Lo dico anche sapendo che qualcuno penserà: “Ecco, ha avuto una delusione d’amore e ora viene qui a sfogarsi sul blog”. Niente affatto, o meglio: se di recente qualche delusione c’è stata, non è stato sul piano sentimentale. E non pensatemi neppure misogino: la maggior parte dei miei amici sono donne.

In realtà non sono neppure incazzato: il mio sentimento, se dovessi esprimerlo in poche parole, è quello dello scolaro che risolve un’operazione di aritmetica e se ne compiace, il risultato era proprio quello che si aspettava. Anzi a guardar bene forse sotto c’è pure un teorema.

Troie, dicevo. E con questo non intendo dire “facili”: facile per certi versi lo sono io. Che non mi pongo problemi a invitare a un drink una ragazza appena conosciuta. Sì, facile in senso “europeo”, diciamo, chè basta uscire dall’Italia per trovarne tanta di gente così, che pensa che per socializzare non servano “uscite combinate” o assurde messinscene, ma soltanto il desiderio di farlo e un minimo di disponibilità a mettersi in gioco.

Troie della fiducia, dei sentimenti, degli affetti. Ecco, questo voglio dire. Care mie, con la parità dei sessi avete preso anche il peggio dall’uomo, la sua natura velleitaria. Avete riconfezionato in chiave moderna (o post-moderna, fate voi) le favole materne delle principesse e delle fate, senza che questo potesse rimuovere un vostro tratto naturale, l’insicurezza. La vostra ottusità è venata di un egocentrismo che è indiscutibilmente femminile.

Penso a quante di voi descrivono il proprio uomo con parole come “ha qualcosa di speciale, non saprei dire”. E avete ragione, non lo sapete davvero, a ben guardare avete poco o niente in comune con lui. Quanto a quel “qualcosa di speciale”, è stata soltanto l’abilità di avervi avvicinato al momento giusto e con gli strumenti giusti, quelli che più fanno leva sulla vostra vanità. Fazzoletti per asciugare le vostre “lacrime di dolore”, orecchie per ascoltare i vostri lamenti, muscoli “palestrati” per stimolare i vostri ormoni.

Ed è qui la cosa divertente: di fronte al vostro “principe azzurro” siete capaci di abdicare alla vostra dignità e capacità di giudizio al punto da non riconoscere più la realtà, da mettervi in guai grossi, da tradire la fiducia di chi vi sta vicino; altrettanto in fretta però vi rivestite di altera superiorità se alla vostra porta ha l’ardire di bussare chi “non vi piace”. Naturalmente - e questo vi basterebbe affinare lo sguardo per capirlo - la sostanza è la stessa, quella di una solitudine che si nutre di sè, che è incapacità di amare davvero, amare senza compromessi.

Cercate di lavorare su voi stesse, fatelo e non vi chiamerò più “troie”, non vi chiuderò più la porta in faccia come amo fare adesso. Fatelo per voi stesse, non per me che ormai ho il “fiuto”, come un vecchio marinaio so riconoscere la tempesta e schivarla.

Potreste iniziare dal chiedervi se siate voi stesse le cause dei vostri insuccessi e, in fondo, della vostra infelicità. Perchè sì, respirate un ambiente di disvalori, un’etica ingenua e contraddittoria che vi vuole “inquadrate” in un ruolo che poco risponde alla vostra (sincera) domanda di certezze. E questo può limitare la vostra lucidità. Ma in ultimo siete voi a decidere delle vostre azioni, e decidere diversamente si può. Sempre e in ogni momento.

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“Vegetariani: come e perché”, un seminario gratuito a Palermo

Ci sono realtà che ti passano davanti, ma che ignori. O che accetti come normali, ma a volte avviene quel “click”, quello “scatto” definitivo che ti fa dire: «Ma certo, come ho fatto a non accorgermene?». Allora ti chiedi come sia stata possibile tanta “cecità”: forse l’abitudine tavolta è più “galeotta” di un’azione deliberata.

Ecco, fino a un paio d’anni fa non mi ero mai posto il problema di cosa io mangiassi a tavola. A cambiare le cose fu uno di quegli strani giochi che la sorte ti fa quando sei disposto a mettere un “punto interrogativo”: nel mio caso, ho conosciuto le persone giuste al momento giusto. Bastarono poche parole: la mia decisione di diventare vegetariano fu quasi immediata, direi naturale come il rendermi conto (anzi, l’ammettere) che dietro “la fetta di carne” o “il panino al salame” c’è la sofferenza e la morte di animali che hanno il nostro stesso diritto alla vita.

Naturalmente avevo le mie perplessità: “Ma si può fare? Non mi verrà a mancare qualcosa?”. Per fortuna avevo accanto qualcuno che vegetariano era già e poteva confermarmi che sì, una tale alimentazione è più che possibile: con dati scientifici, ma anche con la “prova definitiva”, la sua salute. Ma non soltanto. Mi ha aiutato a capire che con la dieta vegetariana non aiutavo soltanto gli animali, ma anche l’uomo: l’economia della carne è infatti una delle cause del persistere della fame nel mondo.

Oggi, dopo due anni di “addio alla carne”, sto più che bene e ho quella “motivazione” che mi aiuta a resistere all’occasionale golosità. Perché il vegetarismo è davvero una “buona azione quotidiana” che ciascuno di noi, nel suo piccolo e con poco sforzo, può mettere in atto. Per me è stato anche un “risveglio” a idee che da tempo non abbracciavo, come la consapevolezza del rapporto fra uomo e natura, e del fatto che una parte della nostra felicità sta nell’armonia con l’ecosistema.

Per un siciliano, abituato com’è alle “primizie” della dieta mediterranea, riuniciare alla carne è due volte più facile. Ciò che qui manca è una dimensione sociale dell’informazione sul vegetarismo, dovuta sia ai tanti pregiudizi che “imperano”, sia al fatto che di vegetariani, ahimè, ce ne sono ancora pochi. Da qui l’idea: un mio amico di Catania tiene da anni dei seminari sulla scelta vegetariana, perché non invitarlo a Palermo?

Il seminario gratuito Vegetariani: come e perché, a cura del dott. Giuseppe Pappalardo, si svolgerà oggi dalle 9:30 alle 18:30 alla sede di LEFT (via degli Schioppettieri, 8). Talk, filmati e report scientifici illustreranno le ragioni del vegetarismo, “illuminando” anche dati poco noti: sapete che una dieta priva di carne è addirittura più salutare?

Vegetariani: come e perché

Ah, dimenticavo: sarà presente la LAV di Palermo (mia “partner” nell’organizzazione) che offrirà un pranzo-buffet vegetariano agli intervenuti, giusto per dimostrare che… la scelta vegetariana non sacrifica per nulla il gusto. :)

Un motivo in più per non mancare, no?

(crosspostato su Rosalio)

AGGIORNAMENTO: sul blog della LAV Palermo un breve report dell’evento con la relativa bibliografia, utile anche per chi non ha partecipato :)

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24 ore a Siracusa!

Oggi e domani viaggio “lampo” a Siracusa con le amiche Alida e Denise, per la rappresentazione di Medea di Euripide al Teatro Greco!

Locandina delle rappresentazioni INDA 2009

Abbiamo colto l’occasione per fermarci in quello che al momento l’unico ostello “eco-solidale” in Sicilia, Eco House.  Sorge nei pressi di Noto ed è costruito e mantenuto secondo criteri di sostenibilità amientale… che dire, sembra un piccolo angolo di paradiso!

Eco House Eco House Eco House

Credo twitterò un minimo il viaggio… per la gioia del buon Salvo che ha minacciato di cancellarmi per lo “spam” generato su Facebook :)

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Un palermitano a Milano

Milano, Stazione Centrale

Circa una settimana fa, come ho ho annunciato e come i followers del mio twitter ben sapranno, ho trascorso tre giorni a Milano (approfittando ancora una volta dell’ospitalità del mitico Rosarione che saluto).

Curiosamente e senza “farlo apposta”, ho “beccato” la città in un momento di particolare esaltazione, fra una tappa del Giro d’Italia, una vittoria calcistica e una tensione latente (ma già palpabile) verso l’Expo 2015. Di sicuro Milano condivide con le principali metropoli europee il fascino della grande città che “esubera” le guide turistiche, che sa colpirti in ogni istante perchè va avanti, “si muove” di continuo.

Eppure, è proprio a contatto con una città tanto moderna, “globale”, veloce (già cent’anni fa culla di quel Futurismo a cui dedica una interessante esposizione) che mi rendo conto della cifra della bellezza e vivibilità di Palermo.

Vivibilità, beninteso, non in senso ecologico: mi riferisco a quanto un luogo raccolga la traccia, il “marchio” identificativo della gente che la abita. E Milano, nella sua modernità, nel suo centro cittadino lustro e patinato, ricolmo di fast food, negozi d’alta moda, palazzi, banche, mi appare fredda e altera. Non è un posto che sento di poter “far mio”.

Preferisco le strade diroccate di Palermo, gli edifici antichi che ancora “resistono”, i venditori ambulanti, i vicoli, i mercati. Nei luoghi di aggregazione costruiti “sulle macerie” (come dimenticare, ad esempio, Palazzo Bonagia?) percepisco una dimensione complice, privata, verace.

Palazzo Bonagia, da http://www.flickr.com/photos/domenique7/

Preferisco nonostante tutto. Perchè - inutile negarlo - questo “fascino decadente” che tanto attrae i turisti spesso è solo il lato “pittoresco” di una realtà di povertà e abbandono.

Ma questo per me è soltanto un motivo in più per rimanere qui. E preferire, ancora una volta, Palermo.

Grazie a Veronica (palermitana di origine e milanese d’adozione) per aver accolto e condiviso “a caldo” questi miei pensieri :)

Postato da Fabio Vento in Indiscrezioni, Palermo e Sicilia - Commenti