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Il blog di Fabio Vento

Archivio della categoria 'Libri'

Arabia

La sua immagine mi accompagnava anche nei posti più negati al romanticismo. Il sabato sera, quando la zia andava al mercato, dovevo andarci anch’io per aiutarla a portare un po’ di pacchetti. Camminavamo per le strade illuminate tra gli spintoni di uomini ubriachi e di donne che contrattavano, tra le bestemmie dei manovali, le stridule cantilene dei garzoni di guardia ai barili di carne di maiale in salamoia, la voce nasale dei cantastorie che intonavano inni su O’Donovan Rossa e ballate sui moti patriottici. Ma tutti questi rumori convergevano in un’unica sensazione di vita per me: immaginavo di portare il mio calice in salvo attraverso una schiera di nemici. Il suo nome, a volte, mi saliva alle labbra in strane preghiere e lodi che non capivo; avevo spesso gli occhi pieni di lacrime (senza sapere perché) e a volte l’ondata tumultuosa che si sprigionava dal mio cuore sembrava che mi si riversasse in petto. Pensavo poco al futuro. Non sapevo se avrei mai trovato il coraggio di rivolgerle la parola e, nel caso lo avessi fatto, come avrei potuto esprimerle la mia confusa adorazione. Ma il mio corpo era come un’arpa e i gesti di lei come le dita che scorrono sulle corde. [...]

Finalmente mi parlò. Quando mi rivolse le prime parole, mi sentii cosi confuso da non sapere cosa rispondere. Mi aveva chiesto se sarei andato all’Arabia. Non ricordo se risposi sì o no. Era uno splendido bazar; le sarebbe piaciuto andarci, disse.
«E perché non ci vai?» chiesi.
Mentre parlava si rigirava un braccialetto d’argento intorno al polso. Non poteva andarci, rispose, perché‚ ci sarebbe stato un ritiro nel suo convento, quella settimana. Suo fratello e due altri ragazzi stavano cercando di portarsi via i berretti, e io ero solo vicino al cancello. Teneva con una mano una delle sbarre, mentre chinava la testa verso di me. La luce del lampione di fronte si posava sulla candida curva del suo collo, le illuminava i capelli che le ricadevano immobili sulla nuca e, più in basso, cadeva sulla mano posata sulla sbarra. Battendo di lato sul vestito, colpiva l’orlo bianco della sottana che la posa trascurata lasciava intravedere.
«Beato te che puoi andarci!» disse.
«Be’, se ci vado, ti porterò qualcosa» risposi.

Dal racconto “Arabia” di Gente di Dublino di James Joyce, 1914. Foto di DesigningDivas.

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“I ricordi dell’anima” di Chiara Taormina

"I ricordi dell'anima" di Chiara Taormina

(fare click sull’immagine per info sul libro)

Il miracolo della Natura, quello che non è dato cogliere se non con uno scatto, uno slancio, un’epifania: ecco cosa si respira negli haiku di Chiara Taormina. Questo genere letterario, originario del Giappone del XVII secolo, si è propagato in tutto il mondo e ha vissuto tante epoche: ci sono poeti nelle cui mani si è trasformato in vera e propria finezza enigmistica, di difficile interpretazione.

Nei versi di Chiara, l’haiku ritorna alle origini, al vivido, diretto contatto con le emozioni del creato. E se nel componimento tradizionale il riferimento stagionale è confinato al terzo verso, qui la cesura si ricompone in una sola frase, un tratto unico dove le immagini della Natura fanno capolino fin dal primo verso. Nulla si perde, però, del non detto, del sospeso che si cela fra le righe, e che sta al lettore riempire con le proprie impressioni, con le proprie stagioni.

C’è e non c’è, la scrittrice: in realtà, come un pittore in procinto di realizzare un nuovo dipinto, si limita alla scelta del soggetto, sospinta dal proprio istinto, dagli odori, dai rumori. Dopodiché si fa volutamente da parte, offre al lettore i suoi occhi perché siano gli occhi dell’uomo, anzi del bambino. Perché senza filtri colgano i colori, le ombre, i chiaroscuri, i piccoli miracoli celati in un attimo.

Nelle Poesie, invece, è Chiara Taormina che parla, e parla di sè. Degli haiku conserva l’ermetismo, l’immediatezza, ma stavolta lo sguardo parte da dentro: la Natura non è più immagine lontana, cifra di un enigma contemplativo, ma ambiente, culla, porto che accoglie la protagonista e fa eco alle sue passioni. Anche qui c’è qualcosa fra le righe, appena dietro gli angoli: la malinconia che tanto accarezza il ricordo sfumato («La solitudine / rincorre / l’esistenza / stringendo il corpo / in un abbraccio / di rovi») è solo apparentemente rassegnata, presto cede il passo al sussurro della sorpresa di là da venire, al richiamo di un futuro che potrebbe ancora offrire la pace tanto bramata: «L’anima le sfugge / riparandosi / in un cielo / senza orizzonte».

(pubblicato anche su Libri e Scrittori)

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Quella sera con Disney

Walt Disney

Forse l’aneddoto più commovente della storia di Walt Disney riguarda quella sera del ‘34 in cui Walt offrì a tutti i suoi fedeli collaboratori la cena chiedendo loro di ritornare in studio per una riunione straordinaria. Fu la sera in cui Disney confessò di avere un progetto eccezionale: un lungometraggio a disegni animati.

Cominciò allora a raccontare di Biancaneve, della Regina cattiva e poi dei sette nani e fece tutte le voci, accennò perfino a qualche canzone e fu capace di far ridere ed emozionare mimando teatralmente le scene più movimentate, perfino la morte della vecchia. Si dice che tra risa e pianti, più di un collaboratore ebbe bisogno del fazzoletto.

Da Le anime disegnate di Luca Raffaeli, ed. Minimum Fax.

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Stasera letture a voce alta al Parisi 7 Bar

Riporto un mio articolo da Balarm: stasera c’è un gustoso evento “sponsorizzato” dall’associazione L’Arte del Vivere con Lentezza che seguo da tempo con interesse. Ringrazio Fabrizio Piazza di Modusvivendi per aver colto al volo il mio input di alcune settimane fa! :)

L'Arte del Vivere con Lentezza

“Seduti in quel caffè”: si legge al Parisi 7 Bar

Riscoprire il bar come ambiente di incontro, di convivialità, come osservatorio tranquillo e privilegiato della realtà che “scorre”: è questo il senso di “Seduti in quel caffè”, serata di letture a voce alta che il Parisi 7 Bar (via Enrico Parisi 7, Palermo) accoglierà martedì 29 settembre a partire dalle ore 19.30. Ideato dalla libreria Modusvivendi di Palermo, l’evento ospiterà reading da Ernest Hemingway, Jack Kerouac, Omar Khayyam, Galileo Gallei, François Rabelais, Stefano Benni, Santo Piazzese, Gian Mauro Costa, oltre ad alcuni pezzi degli allievi dei laboratori di scrittura dell’associazione “Gli Amici di Oblomov ” che collabora nell’organizzazione. Ad accompagnare le letture, la musica dal vivo di Federico Gueci al contrabbasso e Carla Restivo al sax contralto.

Quest’evento si inserisce nell’ambito dell’iniziativa “Leggevamo quattro libri al bar” dell’associazione nazionale “L’arte del Vivere con Lentezza” (www.vivereconlentezza.it), che ogni anno invita  i proprietari  di bar ad aprire i propri spazi a incontri di lettura a voce alta. Nello stesso periodo si svolgeranno infatti manifestazioni analoghe in tutta Italia: «E’ un’iniziativa – commenta Bruno Contigiani, presidente dell’associazione – che dal 2007 opera contro la solitudine vissuta nelle grandi città e a favore di luoghi aperti all’incontro come appunto i bar».

«Abbiamo aderito con entusiasmo a questa iniziativa stimolante – commenta Fabrizio Piazza, responsabile vendite della libreria Modusvivendi – perché siamo convinti che la lettura in contesti non canonici come può essere un bar o una piazza favorisca lo sviluppo dei libri e della cultura. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per una serata piacevole: un buon libro, un buon bicchiere di vino, un locale accogliente e moderno, buona musica. Cosa chiedere di più?» E aggiunge: «Con questa iniziativa prende il via una speriamo fruttuosa collaborazione tra la nostra libreria, l’associazione “Gli Amici di Oblomov” che si occupa di laboratori di scrittura e della diffusione della lettura e il Parisi 7 Bar, che ha da poco aperto i battenti sotto la guida attenta di Cinzia Helg e di Daniela Schimicci». L’evento è a ingresso libero, per maggiori informazioni telefonare al numero 091.323493.

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Non mancate…

…alla presentazione di “Balarm – Voci da una città in ostaggio”, primo romanzo di Germana Fabiano, venerdì 29 maggio alle 18 al Kursaal Kalhesa, oppure sabato 30 maggio alle 18 al Teatro Branciforti di Bagheria!

Balarm - Voci da una città in ostaggio

E’ un bellissimo testo (ne ho scritto), vero atto d’amore per quella Palermo che sa ancora farci sognare :) Io non potrò esserci (ho fatto in tempo però a conoscere Germana a un altro incontro), spero comunque che qualcuno dei miei “venticinque lettori” colga l’occasione!

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La foglia gialla

Guardi tutto,
meravigliato, sei
da non molto nato.
- Quello è un filo
Ignazio e chi lo muove
è il vento.
- Vento?
- Sì vento cosa fai dormi?
- Sì mi addormento.

La guardi con gli occhi spalancati
la credi una farfalla
invece è l’autunno giallo
e lei è una foglia gialla.

- Voi gatti di razza
siete complicati strani
meglio i tuoi predecessori
soriani.
- Mi hai offeso me ne vado
in un’altra stanza.
(Sua Gattità esce come rimostranza).

Da “Poesie per un gatto” di Vivian Lamarque, Mondadori.

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I numeri di Smilla

Smilla

«Perché il sistema numerico è come la vita umana. Per cominciare ci sono i numeri naturali. Sono quelli interi e positivi. I numeri del bambino. Ma la coscienza umana si espande. Il bambino scopre il desiderio, e sai qual è l’espressione matematica del desiderio?»

Versa nella zuppa la panna e alcune gocce di succo d’arancia.

«Sono i numeri negativi. Quelli con cui si dà forma all’impressione che manchi qualcosa. Ma la coscienza si espande ancora, e cresce, e il bambino scopre gli spazi intermedi. Fra le pietre, fra le parti di muschio sulle pietre, fra le persone. E fra i numeri. Sai questo a cosa porta? Alle frazioni. I numeri interi più le frazioni danno i numeri razionali. Ma la coscienza non si ferma lì. Vuole superare la ragione. Aggiunge un’operazione assurda come la radice quadrata. E ottiene i numeri irrazionali.»

Scalda il pane nel forno e mette il pepe in un macinino.

«E’ una sorta di follia. Perché i numeri irrazionali sono infiniti. Non possono essere scritti. Spingono la coscienza nell’infinito. E addizionando i numeri irrazionali ai numeri razionali si ottengono i numeri reali.»

Sono finita al centro della stanza per trovare posto. E’ raro avere la possibilità di chiarirsi con un’altra persona. Di norma bisogna combattere per avere la parola. Questo per me è molto importante.

«Non finisce. Non finisce mai. Perché ora, su due piedi, espandiamo i numeri reali con quelli immaginari, radici quadrate dei numeri negativi. Sono numeri che non possiamo figurarci, numeri che la coscienza normale non può comprendere. E quando aggiungiamo i numeri immaginari ai numeri reali abbiamo i sistemi numerici complessi. Il primo sistema numerico all’interno del quale è possibile dare una spiegazione soddisfacente della formazione dei cristalli di ghiaccio. E’ come un grande paesaggio aperto. Gli orizzonti. Ci si avvicina a essi e loro continuano a spostarsi. E’ la Groenlandia, ciò di cui non posso fare a meno! E’ per questo che non voglio essere rinchiusa.»

Sono finita davanti a lui.

«Smilla” dice. «Posso baciarti?»

Da “Il senso di Smilla per la neve”, Peter Høeg, 1994


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Dove vanno le anatre…?

Chiunque abbia letto (e amato) “Il giovane Holden” di J. D. Salinger ricorderà un dubbio che frullava nella mente del protagonista:

Io abito a New York, e pensavo al laghetto di Central Park, vicino a Central Park South. Chi sa se quando arrivavo a casa l’avrei trovato gelato, mi domandavo, e se era gelato, dove andavano le anitre? Chi sa dove andavano le anitre quando il laghetto era tutto gelato e col ghiaccio sopra. Chi sa se qualcuno andava a prenderle con un camion per portarle allo zoo o vattelappesca dove. O se volavano via.

Beh, non sapevo neppure io che risposta dare… finchè un buon flickeriano non mi ha illuminato:

Anatre sul ghiaccio a Central Park

Titolo della foto: Anatre che camminano sul ghiaccio a Central Park ;)

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I fogli del libro

Le due città

Una solenne considerazione, quando entro in una grande città di notte, quella che ciascuna di quelle case, oscuramente raggruppate, chiude un suo particolare segreto; che ogni stanza in ciascuna di esse chiude un suo particolare segreto; che ogni cuore pulsante delle centinaia di migliaia di petti che respirano nella stessa città, è, in alcuni dei suoi pensieri, un segreto per il cuore che gli è più vicino. C’è in questo un senso di spavento pari a quello della stessa morte.

Non posso più volgere i fogli di questo caro libro che amavo, e spero invano col tempo di leggerlo tutto. Non posso più guardare nelle profondità di quest’acqua insondabile, nella quale, come luci istantanee, m’erano lampeggiati bagliori di tesori sepolti e di altri oggetti sommersi. Era destino che il libro dovesse chiudersi con uno scatto, in sempiterno, quando io non ne avevo letto che una pagina. Era destinato che l’acqua si dovesse rapprendere in un ghiaccio eterno, quando la luce si trastullava sulla sua superficie, e io me ne rimanevo ignaro sulla sponda.

Il mio amico è morto, il mio vicino è morto, il mio amore, la diletta dell’anima mia è morta: è il consolidamento inesorabile, la perpetuazione del segreto che fu sempre in quella personalità, e che io porterò nella mia fino all’ultimo respiro.

Da “Le due città” di Charles Dickens, 1859

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L’unica prepotenza legittima

'Fetus' by sickface.deviantart.com

Che m’importa se sei incominciato per caso o per sbaglio, anche il mondo in cui ci troviamo non incominciò per caso e forse per sbaglio? Alcuni sostengono che in principio non c’era nulla fuorché una gran calma, un gran silenzio immobile, poi si verificò una scintilla, uno strappo, e ciò che non era fu. Allo strappo seguirono presto altri strappi: sempre più imprevisti, sempre più insensati, più ignari delle conseguenze. E tra le conseguenze sbocciò una cellula, anche lei per caso, forse per sbaglio, che subito si moltiplicò a milioni, a miliardi, finchè nacquero gli alberi e i pesci e gli uomini. Tu credi che qualcuno si ponesse un dilemma prima dello scoppio o prima della ceullula? Credi che si domandasse se gli sarebbe piaciuto o no? Credi che si preoccupasse della sua fame, del suo freddo, della sua infelicità? Io lo escludo. Anche se qualcuno fosse esistito, ad esempio un Dio paragonabile all’inizio dell’inizio, al di là del tempo e al di là dello spazio, io temo che non si sarebbe curato del bene e del male. Tutto avvenne perché poteva avvenire, quindi doveva avvenire, secondo una prepotenza che era l’unica prepotenza legittima. E lo stesso discorso vale per te.

Da “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci

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